Marco Mueller è il nuovo direttore della Mostra del cinema di Venezia. La sua nomina - insieme alla riconferma dei direttori degli altri settori - è stata espressa ieri dal cda della Biennale, il primo riunitosi sotto la presidenza di Davide Croff. Mueller, «portato» alla Mostra dallo stesso Croff, sarà in carica per quattro anni, con «verifica» al primo anno. Si conclude così, con minor «spargimento di sangue» del previsto - tra le candidature ventilate c'erano quelle di Giancarlo Giannini, Francesco Alberoni - una delle più imbarazzanti, inquietanti e grottesche kermesse di regime per mettere le mani anche sulla Biennale, nonché sul festival di Venezia. Ancora nei giorni scorsi l'ultima puntata della saga ha raggiunto il suo clou con lo «sbotto» del direttore uscente della Mostra Moritz de Hadeln - messo alla porta dal ministro Urbani insieme a Franco Bernabè - che ha denunciato pressioni provenienti da ambienti vicini alla Biennale: 20 mila euro in cambio del suo silenzio sulle vicende dell'istituzione. «Soldi - dice oggi de Hadeln - che ovviamente non ho incassato e non avrei mai incassato. Ma che mi erano stati offerti per mantenere la riservatezza con la stampa italiana e internazionale sulle questioni della Biennale. Francamente, ancora adesso, non so di cosa avessero paura». Ora, però, con Mueller alla direzione della Mostra tutti si augurano si possa chiudere questo capitolo così poco edificante. Già proposto in passato dall'allora vice di Urbani, Vittorio Sgarbi - che per la verità indicò anche Enrico Ghezzi - Mueller è sicuramente una delle figure di spicco del nostro cinema indipendente. Cinquantuno anni, origini che comprendono mezzo emisfero (padre italo-svizzero e madre italo-brasiliana-greco-egiziana) ha cominciato come direttore di importanti festival internazionali (Rotterdam, Locarno) per poi passare alla produzione. Da Fabrica Cinema, la società di Benetton, ha tenuto a battesimo pellicole nate negli angoli più disparati del mondo, portandole al successo internazionale, come No Man 's Land del bosniaco Danis Tanovich, vincitore due anni fa dell'Oscar come miglior film straniero. O ancora Il voto è segreto dell'iraniano Babak Pajami, Moloch del russo Alexander Sokurov e Diciassette anni del cinese Zhang Yuan. Attualmente è al timone di Downtown Pictures, nuova casa di produzione con sede a Bologna che punta sui nuovi cineasti, così come la Fondazione officina cinema Sud Est - di cui è vice presidente - che ugualmente ha come obiettivo il cinema dei paesi del Sud e dell'Est asiatico. Ed è in questo senso, infatti, che Mueller dice di aver accettato il nuovo incarico: «Prima di poter accettare la sfida che mi proponeva la Biennale ho dovuto fare un esame di coscienza - spiega - si trattava di tornare a fare, ai livelli massimi, quello che avevo già fatto? Oppure, per un produttore cinematografico con un' esperienza finalmente tutta "dall' interno del cinema", questa sfida assumeva un carattere davvero nuovo? La mia risposta è che vorrei misurarmi con questi obiettivi ambiziosi: riuscire a realizzare una Mostra sempre più rispondente alle esigenze di chi i film li fa, li diffonde e li va a vedere. Con questo obiettivo vorrei anche rendere permanenti, a Venezia, alcune attività del Settore Cinema». Sicuro che la scelta di Muller «farà superare bene il periodo di incertezze» vissuto fin qui dalla Mostra è il presidente Croff. Il quale parla di un «confronto sereno ed aperto» nel corso del cda, durante il quale «si è discusso da 3 a 6 nomi di candidati». Sulla questione dei 20mila euro a de Hadeln, Croff preferisce «non commentare», poiché la definisce «panna montata sul niente». Ribadisce, invece, che la riconferma del direttore uscente auspicata da alcuni membri del cda e da tanta parte del mondo del cinema, «non avrebbe liberato il campo dalle polemiche» e si ripromette un incontro con de Hadeln per «trovare un accordo». Dal canto suo lo stesso ex direttore della Mostra ora ci tiene a mettere da parte ogni polemica. «Mi auguro che le scelte fatte dal cda - dice de Hadeln -garantiscano, un clima più sereno. È stato per me un grande onore essere chiamato da Franco Bernabé e dal suo Consiglio a dirigere per due anni la Mostra del Cinema. Ho dato il meglio di quello che potevo. Servire il cinema d'autore e in particolarle il cinema italiano come il Paese intero attraverso la prestigiosa Biennale di Venezia, rimarrà per me un impegno culturale che ho assunto con affetto, impegno e rispetto. Mi dispiace solo, che per fatti di guerra, di non essere nato in Italia!».