IL CASO. È CADUTO NEL NULLA L'APPELLO DI 2.400 LUMINARI DELL'ARTE E RETTORI UNIVERSITARI CONTRO LA NOMINA DI MARIO RESCA A SUPER MANAGER DEI MUSEI ITALIANI Michel Laclotte e Pierre Rosenberg, ex direttori del Louvre, Keith Christiansen, James Draper e Stijn Alsteens già curatori del Metropolitan di New York, David Friedberg della Columbia University, Irving Lavin di Princeton, il direttore del Tatti Joseph Connors, la direttrice della Biblioteca Hertziana, Sybille Ebert Schifferer, Philippe Morel, professore di storia dell'arte alla Sorbona, sono solo alcuni dei 2400 luminari attivi in campo artistico e culturale che da tutto il mondo hanno aderito all'appello dell'associazione «Ranuccio Bianchi Bandinelli» contro la nomina di Mario Resca, ex dirigente di McDonald's Italia, alla carica di super manager dei musei italiani con poteri assoluti all'interno della nuova Direzione generale per i musei, le gallerie e per la valorizzazione e il progetto di messa a reddito del patrimonio artistico e archeologico. Il buio che sta calando in Italia sul mondo dell'arte e della cultura non potrebbe avere avvisaglie più «promettenti». Ed è un buio tanto fitto da gettare per contrasto inquietanti barlumi di luce sul periodo più oscuro che il paese abbia vissuto dall'Unità a oggi, quando per un ventennio, in nome di una presunta concordia nazionale, una parte degli italiani venne privata con la violenza delle sue libertà democratiche mentre un'altra, non piccola, vi rinunciò di buon grado in cambio di ordine, sicurezza e sogni di gloria. Di fronte all'incombere di competenze meramente commerciali, maturate nel settore del panino imbottito e della patatina fritta, su di un patrimonio artistico tanto importante e prezioso da non avere pari al mondo, il pensiero corre infatti con provocatoria malizia alle iniziative promosse tra il 1938 e il 1943 da Giuseppe Bottai, ministro dell'Educazione nazionale e responsabile anche dei Beni culturali che all'epoca non facevano ancora capo ad uno specifico dicastero. Ricordiamo in particolare: la legge che aumentava le soprintendenze alle antichità e alle belle arti da 28 a 58 migliorandone la distribuzione sul territorio e ridefinendone i diversi ambiti operativi; la legge che regolava con estrema severità ritrovamenti, riproduzioni, esportazioni ed espropriazioni riferite a cose di interesse artistico; la legge che imponeva un rigoroso ordinamento in difesa delle bellezze naturali; la legge che dava vita all'Istituto centrale di restauro, il primo in assoluto a basarsi su parametri di ricerca rigorosamente scientifici; la legge che senza concorso e prescindendo da titoli accademici apriva le porte dell'insegnamento agli artisti di chiara fama (ne usufruirono tra gli altri Quasimodo, Pratolini, Gatto, Ungaretti, Oppo, Carrà, Guttuso, Casorati, Rosai, Morandi, Manzù, Casella e Malipiero); la fondazione della rivista «Le arti» dedicata all'archeologia e alla storia dell'arte, pubblicazione di rilievo internazionale ed elevatissimo valore critico che tra i suoi collaboratori contava anche due giovani promesse come Cesare Brandi e Giulio Carlo Argan; la creazione di un Ufficio per l'arte contemporanea in seno al ministero; l'istituzione del premio di pittura «Bergamo» che tra i vincitori annoverò nomi quali De Pisis, Mafai e Guttuso. Si stava meglio quando si stava peggio? Non diciamo eresie, per carità. Nessun vantaggio, di alcuna natura esso sia, può compensare la perdita della libertà, i crimini infami commessi nel nome di un malinteso ideale di patria e la profonda cicatrice lasciata dalla dittatura sul volto dell'Italia (si rammenti tra l'altro che le benemerenze guadagnate da Bottai nei confronti dell'arte e della cultura ebbero un agghiacciante contraltare nella sua entusiastica adesione alle politiche razziste avviate nel 1938). Resta il fatto che è triste e penoso, vivendo in una moderna democrazia europea, volgere lo sguardo ai tempi del tiranno e dover constatare i passi indietro compiuti dallo Stato e dalle sue istituzioni in ambito artistico-culturale. Ma ancor più grande della pena e della tristezza è la preoccupazione per lo scenario di desertificazione culturale che l'avanzare dell'etica da fast-food va delineando con sempre maggior nitore. Perché è a dir poco evidente come dietro alla sacrosanta esigenza di produrre lavoro e ricchezza attraverso la valorizzazione del patrimonio artistico si voglia in realtà far avanzare il principio d'impronta liberista (quel liberismo i cui «fasti» sono oggi sotto gli occhi di tutti) in base al quale sopravvive solo ciò che rende mentre quello che non rende deve essere chiuso, dismesso o magari «monetizzato», in parole povere venduto. «Fare cassa» a ogni costo; perseguire il profitto sempre e comunque; considerare un tedioso dettaglio la differenza tra Cimabue e Ligabue, tra Guttuso e Gattuso, tra Giorgio Morandi e Gianni Morandi; misurare l'attitudine alla sopravvivenza di soggetti artistici o culturali solo ed esclusivamente in relazione al bacino d'utenza e quindi alle entrate che possono garantire: ecco i moderni cavalieri dell'Apocalisse che galoppano a spron battuto al patrio orizzonte dei Beni culturali. A questo punto, per anticipare nuove bizzarre mosse e far risparmiare tempo prezioso ai pretoriani dell'efficientismo liberista, una modesta proposta (il «Modest Proposal» di swiftiana memoria?!) sorge spontanea: perché non chiudere finalmente quegli inutili, dispendiosi ed obsoleti baracconi universitari nei quali tanti improduttivi e pericolosi sfaccendati si ostinano a studiare storia, filosofia, lettere antiche e moderne, archeologia, storia dell'arte, tecniche del restauro, biblioteconomia, eccetera eccetera? Suvvia, meglio cavarsi il pensiero e alla svelta... Tolto il dente tolto il dolore!
MUSEI - fast food e rischio
Un gruppo di 2400 artisti, critici e accademici, tra cui Michel Laclotte e Pierre Rosenberg, Keith Christiansen e James Draper, ha lanciato un appello contro la nomina di Mario Resca, ex dirigente di McDonald's Italia, alla carica di super manager dei musei italiani. La nomina è stata promossa dalla Direzione generale per i musei, le gallerie e per la valorizzazione e il progetto di messa a reddito del patrimonio artistico e archeologico. I firmatari dell'appello sostengono che la nomina di Resca rappresenta un passo indietro per l'arte e la cultura italiana, e che la sua nomina potrebbe portare a una perdita di competenze e di valori culturali.
Artista / Persona
Bene culturale
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