Cosa vuol dire "conservare" e "salvaguardare" quellenorme patrimonio rappresentato dal centro storico di Napoli, sotto la tutela dellUnesco? Vuol dire forse metterlo in naftalina, imbalsamarlo, renderlo immobile, immodificabile ed eternamente uguale a se stesso? Guido Donatone, presidente della sede napoletana di Italia Nostra, sottolinea su queste pagine (il 3 dicembre) come il progetto in fase di esecuzione per la nuova fermata della metropolitana in piazza Santa Maria degli Angeli, «snaturi» i luoghi: scomparirà uno «spazio pubblico», afferma Donatone, lunico alberato nella zona, e sarà sconvolta la piazza che rappresenta il sagrato naturale dellomonima chiesa. Nonostante il cantiere sia oramai aperto da mesi ed i lavori proseguano a pieno ritmo, nonostante gli alberi siano stati oramai sradicati senza appello, nonostante liter amministrativo si sia concluso con le autorizzazioni degli enti preposti, Donatone annuncia che Italia Nostra «sarà costretta» a presentare una denuncia alla Procura della Repubblica, per violazione del codice dei beni culturali e della normativa del piano regolatore. Ma costretta da chi? Non certo dallinteresse della città o dei residenti: oramai concentrato nel veder chiudere il cantiere nei tempi previsti ed aprire il metrò sotto casa. Il rischio della denuncia di Italia Nostra è che esso possa davvero sortire effetto e conseguentemente determinare linterruzione a tempo indeterminato dei lavori in corso. Il cantiere (come già è successo a Napoli in situazioni analoghe) resterebbe aperto non per tre anni ma per trentanni. Questi sono i tempi della giustizia sul territorio. Possiamo permettercelo? La domanda non sfiora minimamente la mente di quanti, evidentemente, ritengono preminente linteresse ideologico a fermare una bruttura (o quella che loro vedono "soggettivamente" come tale) rispetto allo sviluppo economico e sociale del quartiere e della città. Linteresse preminente di Napoli è uscire dallemergenza cantieri nel più breve tempo possibile. Il tempo, infatti, non è una variabile indipendente: col tempo arriva la morte, ed una sentenza post mortem equivale ad una non sentenza. La vera sentenza è il tempo che passa senza che nulla accade. Troppe volte nella storia di questa città la sinistra ha privilegiato un concetto di "conservazione" che mal si coniuga con quello di "sviluppo": forse abbiamo evitato qualche "bruttura" ma cosi facendo abbiamo congelato lestetica e con essa il rinnovamento delle infrastrutture e del tessuto sociale e produttivo. Oggi bloccare i lavori a Santa Maria degli Angeli sarebbe una vera e propria iattura, e non solo per il quartiere di Chiaia: occorre affermarlo a chiare lettere, senza temere di essere sgridati dai moralisti di turno. La nostra città è in agonia e la speranza di un rilancio della sua immagine, della sua vivibilità, del suo futuro, è tutta legata alla chiusura dei mille cantieri, allo sviluppo della mobilità attraverso la metropolitana ed alle sue stazioni magari anche "ardite", ma funzionanti e funzionali al benessere di tutti. Poco importa che la nuova stazione in Santa Maria degli Angeli (forse) non sia in stile con una piazza sino a ieri non spazio pubblico a servizio della comunità locale, ma ricettacolo di immondizia e spacciatori. Pazienza, ci hanno tolto qualche albero: questo non è piaciuto a nessuno. Ma tantè: ne chiederemo altri di alberi. Ecco, facciamo una battaglia per questobiettivo, da subito magari e senza aspettare. Ma non ritorniamo a propagandare un concetto antico di salvaguardia ambientale: battiamoci per qualcosa in positivo e non contro qualcosa che oramai è nei fatti.