Per i 40 anni delluniversità, una mostra organizzata dal critico con i suoi studenti del master per curatori Marco Goldin, critico darte e curatore abituato alle operazioni di successo, è riuscito a trasformare in un evento anche il corso che ha tenuto questanno allo Iulm. Il rettore Giovanni Puglisi ha affidato il "Master per curatori di mostre" proprio al critico divenuto celebre grazie alle fortunate mostre dedicate allImpressionismo e dintorni, tanto deprecate da alcuni intellettuali quanto adorate da centinaia di migliaia di visitatori. Il quarantesimo anniversario dello Iulm è stata loccasione per organizzare la mostra Arte in Italia 1968-2008, e così gli studenti hanno avuto lopportunità di curare una vera e propria esposizione con opere di artisti importanti e con tanto di catalogo pubblicato da Silvana Editoriale. Il master (dal costo di diecimila euro a persona) ha portato i partecipanti a visitare alcuni dei più importanti musei del mondo come il Louvre, il Metropolitan di New York e il Van Gogh di Amsterdam, seguendo in loco lezioni tenute dai direttori e dai conservatori. Al termine di questa esperienza è stata costruita la mostra, coordinata da Goldin ma di fatto realizzata dagli studenti. Sono stati individuati dieci artisti viventi e già attivi nel 1968, ciascuno dei quali è stato intervistato da un corsista. I nomi scelti sono quelli di Valerio Adami, Guido Strazza, Claudio Olivieri, Mario Raciti, Piero Ruggeri, Attilio Forgioli, Ruggero Savinio, Franco Sarnari, Carlo Guarienti e Piero Guccione (anche se le tele del paesaggista siciliano non sono giunte a Milano a causa di mostre concomitanti). Per ogni artista vengono presentate quattro opere, due dipinte nel 1968, lanno di nascita dello Iulm, e due questanno. In un flash è possibile valutare levoluzione di ogni pittore. Il gioco funziona e riserva sorprese: fa una certa impressione vedere i quadri iperrealisti degli esordi di Franco Sarnari accanto alle prove recenti che segnano lapprodo allastrazione informale, mentre Ruggero Savinio, che ha compiuto il percorso inverso, è partito da composizioni evanescenti per ritrovare successivamente la figura. Il percorso è parziale e discutibile, ma come ha scritto Goldin, questa mostra «è lidea di una macchia in un più vasto panorama, una tessera utile a comporre, assieme a molte altre possibili, lidentità dellarte oggi in Italia».