Un tavolo con sette associazioni per valorizzare il patrimonio archeologico dell'area A promuovere il progetto tra gli altri Arci, Cgil, Italia Nostra e Wwf Etruschi e Gonfienti meritano ben altra considerazione da parte degli enti locali e della Regione, senza contare che soltanto i più miopi possono pensare, oggi, che il futuro della città e di buona parte della Toscana passi attraverso manifatture e servizi logistici. Parola di sette soggetti, tra l'altro di natura e d'ispirazione differenti, che hanno creato e presentato ieri il «tavolo di discussione e coordinamento per la valorizzazione del patrimonio archeologico dell'area pratese-fiorentina». A promuoverlo, Arci, Cgil, Legambiente, Narnalinsieme, Italia Nostra, Comitato nazionale per il Paesaggio e Wwf. I promotori, riuniti ieri alla Camera del lavoro, hanno spiegato di volere «riportare all'attenzione dell'opinione pubblica pratese la vicenda della Città etrusca di Gonfienti all'interno di un più generale ragionamento sul tema della salvaguardia e valorizzazione del patrimonio archeologico del territorio». Da qui, un documento con richieste precise alla politica e alle istituzioni dell'area pratese e di quella fiorentina. A chi si candiderà alla guida di città e province, il sindacato e le sei associazioni chiedono impegni seri. Prima di tutto, ricordano che l'area di Gonfienti versa in uno stato d'abbandono quasi totale, «di particolare degrado», e ha bisogno d'interventi urgenti. Non solo. È anche l'ora di finirla con le sole parole, per altro spesso obbligate e di circostanza, e di procedere presto alla realizzazione di un parco archeologico della civiltà etrusca, inserito nel progetto regionale di "Parco della Piana" e in futuro in un sistema integrato di fruizione turistica di tutto il patrimonio archeologico. «A questo chiediamo anche l'inserimento del progetto nel nuovo Statuto del Territorio e nel nuovo Piano Strutturale del Comune di Prato, in corso di elaborazione». Che gli strumenti urbanistici, insomma, non dimentichino, ponendo la pietra tombale sugli antenati d'Etruria, quel che a Gonfienti è venuto fuori. «Siamo convinti che le scoperte archeologiche di questi anni e, più in generale, tutte quelle della nostra area - hanno spiegato i promotori del documento - rappresentino un patrimonio culturale e identitario da tutelare e rendere fruibile a tutta la comunità, e anche un'opportunità che la nostra città non può e non deve perdere, soprattutto in virtù dell'attuale necessità di diversificare le proprie attività economiche e di ripensare più in generale il proprio modello di sviluppo». In altre parole, come si evince dal documento stesso, che l'Interporto possa vivere e svilupparsi, consapevole però di non essere l'unico motivo di possibile attrazione economica del luogo sul quale sorge. F.B.