C'è un'opera di Botticelli che da cinque secoli a questa parte è sempre stata «invisibile», essendo in mani private. E che, per la prima volta, ma solo per cinque mesi (pochi per chi l'ammirerà, tanti per chi la presta) si potrà vedere: sarà una delle attrattive della mostra fiorentina sul grande maestro del Quattrocento, a Palazzo Strozzi, dall'11 marzo. Era la quarta tavola (tempera su legno) forse il coperchio di un cassone che Giannozzo Pucci ebbe come dono di nozze da Loren-zo il Magnifico nel 1483. Smontato il mobile, le tavole già «sfuse» furono poi vendute verso il 1865 dai Pucci per realizzare liquidità (preferirono tenere i terreni vendendo invece alcune opere). Tre di esse ricomparvero nel 1940 quando il politico catalano Francese Cambò le lasciò al Prado di Madrid. La quarta, migrata per altre vie in Inghilterra, confluì nella collezione di un Lord e fu riacquisita, non senza difficoltà, a fine anni Sessanta dal marchese Emilio Pucci, stilista fondatore della maison di moda, a un'asta londinese su segnalazione di un amico, quando ormai non pensava più di riuscire a farla rientrare tra i tesori di famiglia. È il Banchetto nuziale di Nastagio degli Onesti che neppure Antonio Paolucci, soprintendente per il polo museale di Firenze, ispiratore della grande mostra dedicata a Botticelli e a Filippino Lippi, è mai riuscito a «toccare» con gli occhi, di persona. Ma al quale ha fatto la corte per mesi, con qualche suspense, per poterlo avere tra le opere da esporre: in città già serpeggiava il mormorio sul rifiuto più che sul consenso. «Il valore aggiunto che il prestito di questa tavola offre alla mostra di Botticelli è degno di nota», afferma Paolucci «grazie alla marchesa Pucci, per la prima volta da che fu eseguita l'opera, si possono veder riunite tutte e quattro le tavole dipinte da Botticelli, che hanno per soggetto un episodio narrato dal Boccaccio (protagonista Nastagio degli Onesti) nel Decamerone. Queste tavole rappresentano il momento della "grazia" in questo pittore del quale, in mostra, vi saranno pure le opere dell'inquietudine, come l'apocalittica Natività mistica, da Londra, unica opera firmata, iscrivibile all'influenza della predicazione del Savonarola, in cui compaiono diavoli sconfitti e giusti incoronati». La vicenda di Nastagio è sinistra: un giovane nobile, respinto da una fanciulla, passeggiando in un bosco vede un cavaliere armato braccare e uccidere una donna alla quale strappa cuore e budella per darli in pasto ai suoi mastini, ma ella si rialza e l'inseguimento continua, in etemo. Interrogato il cavaliere, Nastagio apprende che si tratta di un morto suicida per colpa di un amore non corrisposto. Proprio come il suo. Questa visione gl'ispira un'idea: organizza un banchetto nel bosco al quale invita l'amata e i familiari. Puntualmente, all'ora stabilita, la visione si ripete. Urla e orrore tra gli astanti. La poveretta comprende il «messaggio» e rimane così impressionata che decide di piegarsi alla volontà di Nastagio e di sposarlo. «Ero indecisa se prestare il quadro, ma per motivi seri, non per gelosa vanità», dice la marchesa Pucci, «cercavo, aspettavo un incontro con Paolucci anche per chiarirmi le idee. Ma qualcosa nel meccanismo delle comunicazioni fra di noi non ha funzionato. Forse un mio biglietto, non su carta intestata, si è perso tra altre carte, fatto sta che io aspettavo lui e lui aspettava me. E così siamo arrivati alla vigilia. Ritengo sia sbagliato prestarlo, ma anche non prestarlo. Ho detto di no ai Musei Vaticani e poi al museo del Lussemburgo di Parigi. Far viaggiare una tavola antica è sconsigliabile. Questa poi è fragilissima: ha subito un restauro difficile. L'hanno segata a metà per togliere il legno marcio e richiuderla. Ho acconsentito al prestito pensando a mio marito, a un episodio affettivo che ci lega a questo quadro: si rammaricava molto della vendita delle tavole del Botticelli. Il suo sogno era recuperarne almeno una, ma non essendovi traccia, decise a modo suo di farne una copia: disegnò un foulard nel quale ricreò le nozze di Nastagio, con i volti di me e lui, sposi. Quando poi comprò la tavola all'asta, per otto mesi la lasciò in deposito alla Christie's. E fu allora che rischiammo di perderla di nuovo: negli ambienti d'arte si cominciò a discutere sull'opportunità di farla uscire dall'Inghilterra lasciandola a un privato. La tavola ha lo status di temporanea importazione, quindi può circolare regolarmente. Sulla questione intervenne l'autorevole John Pope Hennessy: disse che quel quadro era nato per i muri di casa Pucci e che lì doveva tornare, secondo una logica di ricongiungimento storico».