Caro Direttore, leggo con piacere che al professor Antonio Paolucci non dispiace l'idea di ripristinare per le Direzioni del Ministero dei Beni Culturali le vecchie denominazioni di "Belle Arti" e di "Antichità". Questo cambiamento fa parte della riforma del Ministero che ha raccolto, con mia grande soddisfazione, il parere favorevole del nostro Consiglio Superiore. Non è il caso di citare Platone, il Laocoonte di Lessing, o Diderot, né Winckelmann e la nascita della storia dell'arte per giustificare l'espressione "belle arti". Si tratta di ragionare: alcuni colleghi di Paolucci sembra abbiano paura delle parole che evocano la "bellezza" invece che la "demoetnoantropologia". Temono che l'arte contemporanea venga sminuita perché, a loro parere, non troverebbe spazio all'interno delle "belle arti" quasi che non fosse più possibile considerare bello il prodotto del talento dei contemporanei. Eppure, ancora oggi, le scuole dove si formano i nostri giovani artisti sono accademie di "belle arti". E l'espressione esiste in tutte le lingue. Nomina sunt numina, le parole sono cose divine, e le parole con una lunga tradizione lo sono ancora maggiormente. Più in generale però vorrei confortare anche Achille Bonito Oliva che gli sforzi di questi anni della Darc (la direzione per l'arte e l'architettura contemporanea) e poi della Parc non saranno "vaporizzati", semmai messi a regime. D'altronde anche noi contemporanei dobbiamo lasciare segni della nostra civiltà e proprio per questo credo che sia compito del Ministero che dirigo aiutare gli artisti di oggi. Nella mia idea di riforma dunque la valorizzazione deve riguardare tutto il patrimonio esistente, ma anche quello che ancora non è storicizzato e sul quale ci sono ricognizioni costanti da parte, per esempio, della Biennale e della Quadriennale e in un prossimo futuro i anche del MaXXI che sarà certamente istituito in fondazione.
Ma l'arte contemporanea non corre alcun rischio"
Il professore Antonio Paolucci sostiene che il ripristino delle vecchie denominazioni di "Belle Arti" e "Antichità" è una parte della riforma del Ministero dei Beni Culturali. Egli rifiuta di citare autori come Platone e Lessing per giustificare l'espressione "belle arti", affermando che le parole sono cose divine e hanno una lunga tradizione. Paolucci sostiene che l'arte contemporanea non dovrebbe essere sminuita e che le scuole di "belle arti" continuano a formare giovani artisti. Egli auspica che gli sforzi per la valorizzazione dell'arte contemporanea non vengano "vaporizzati" e che il Ministero aiuti gli artisti di oggi a lasciare segni della loro civiltà.
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