Il precedente della Fenice: ricostruita e inaugurata da Muti prima della fine dei lavori Il sindaco Emiliano: «Umiliano la città. Dal governo rigurgiti fascisti» La partita. A giugno si vota e il Pdl vuole sottrarre la gloria della riapertura al Pd L'inaugurazione mancata del teatro Petruzzelli di Bari a 17 anni dal rogo: pronto e perfetto con sipario, palchi e poltrone. Ma arriva il veto del governo: «Manca il collaudo». E all'ingresso presidia la security. Quando gli operai alzano il tagliafuoco, lo spettacolo è il sipario, rosso e nuovo come il teatro. Si spalanca non sul palcoscenico ma sugli stucchi bianco e oro dei palchi, sui loggioni scarlatti, sui 500 lampada-ri accesi, sulle 1200 poltroncine della sala ancora incellophanate. Il Petruzzelli è pronto. Non c'è traccia del cratere annerito dal misterioso incendio che nel 1991 di-strusse il simbolo e l'anima di Bari. Sugli spicchi della cupola digitale scorreranno immagini di notti stellate e nuvole magrittiane. Biglietterie nuove di zecca. Nei sotterranei, guardaroba e bagni. Sopra, il bar con pareti in legni diversi, i tavolini di marmo affacciati sul foyer. Manca solo il pubblico. Eppure, il Petruzzelli non apre. Sulla festa annunciata e prevista per oggi 6 dicembre, giorno di San Nicola, è piombato il veto del ministro dei Beni Culturali Bondi: «II teatro non è agibile». Tutto rinviato. Al 31 marzo 2009. Intanto: carabinieri e security al portone, ingresso vietato ai giornalisti, un inedito cantiere blindato per motivi impalpabili. È l'ultimo atto della saga che da 17 anni contrappone la famiglia Messeni Nemagna, proprietaria del teatro, e le autorità locali. Con il sindaco Michele Emiliano impegnato nella battaglia per la riapertura e sostenuto a spada tratta dai concittadini. Ma è soprattutto uno scontro di potere tra l'ex magistrato che governa il Comune con energia e il ministro pugliese Fitto, "protesi" berlusconiana e, si dice, ispiratore del voltafaccia. Sullo sfondo la partita per le amministrative di giugno quando il PdL tenterà la rincorsa. «È una strategia intimidatoria - si sfoga Emiliano - Una cosa simile sarebbe accaduta a Genova? Questo governo perpetua la discriminazione verso il Sud. Qui ci sono rigurgiti di fascismo». Bari due volte sconfitta: «II peggio per un terrone è cogliere un successo e vedersi negare l'evidenza dal potente di turno». Tra raccolte di firme, slogan tipo «Petruzzelli apriti come Sesamo» e «Basta con il teatrino rivogliamo il teatro», il sito su Facebook di «quelli che si sono rotti le palle», la città mastica amaro. «Stringiamo i denti» ammette il tassista di destra. «È uno stupro» protesta una ragazza. La vicenda è complicata: l'accordo del 1903, data di nascita del teatro, imponeva ai proprietari di ricostruire in caso di calamità. Ma gli eredi sono tanti, divisi e poco solvibili: «aristocratici senza portafoglio con tanti avvocati» li liquida la vulgata. Nel 2002 si arriva a un protocollo d'intesa: la Fondazione formata dagli enti locali si impegna a ricostruire il teatro, versare un canone di 500mila euro annui e renderlo dopo 40 anni. Un affarone per la famiglia, finché il governo espropria. Ma l'atto è dichiarato incostituzionale e si torna al protocollo, unico pezzo di carta che lega tutti. Il cantiere, aperto nel 2006, è in corsa. Il sindaco incita, le maestranze non si risparmiano, l'orologio di Piazza Mercatile scandisce il coun-tdown. San Nicola è come Sant'Ambrogio per la Scala. Lavorano in 300: falegnami, decoratori, elettrici-sti. Il patrono fa il miracolo, la politica no. Doccia fredda e kafkiana: «Manca il collaudo» dice il ministro. In realtà quello statico, cioè sulla struttura, è stato fatto. Manca quello amministrativo: un atto burocratico, una firma. «L'aeroporto di Bari ha volato 2 anni senza» fa notare Emiliano. E la Fenice di Venezia, compagna di sventure ricostruita in metà tempo, fu inaugurata 6 mesi prima della fine lavori. Manca poi la certificazione antincendio: «Deve riunirsi la Commissione». Con il paradosso che un teatro a doppia protezione, sipario tagliafuoco e materiali ignifughi resta chiuso, mentre funziona il Piccinni, così pericoloso che ogni spettacolo è scortato da due autobotti dei pompieri. «Noi ci siamo» dice il direttore dei lavori Gianni Vincenti - Abbiamo mantenuto gli impegni». Gli fa eco il sovrintendente della Fondazione Vaccari: «Siamo pronti a gestire il teatro, abbiamo tre stagioni programmate: opera e concerti. Non vediamo l'ora di entrare. Il Petruzzelli è andato in tournée dal Brasile alla Norvegia. È un nome celebre in tutto il mondo e il mondo guarda alla riapertura». Ma in questo dicembre è guerra di nervi. Il governo spera in un passo falso di Emiliano per commissariare il teatro e intascarne le chiavi. Il sindaco, fortificato da anni sotto scorta, cuoce in privato e dissimula in pubblico: «È pace. Apriremo il 30 marzo». Ma il sospetto è che, per sot-trargli il bagno di gloria, l'inaugurazione slitti sine die. Intanto sono rimasti a bocca asciutta i 1400 baresi sorteggiati come spettatori. Non c'è più il cratere atomico in pieno centro, ma il day after del Petruzzelli non è ancora sorto.
Bari - Il Petruzzelli è pronto, ma Bondi non alza il sipario Ha paura di Emiliano
Il teatro Petruzzelli di Bari è stato inaugurato il 6 dicembre 2008, ma il ministro dei Beni Culturali Bondi ha vetato l'apertura a causa di problemi di sicurezza. Il teatro è stato ricostruito dopo un incendio nel 1991 e la famiglia proprietaria, la Nemagna, ha richiesto la sua riapertura. Il sindaco Michele Emiliano ha sostenuto la riapertura, ma il governo ha espropriato il teatro e ha dichiarato l'accordo del 1903 incostituzionale. Il ministro ha dichiarato che il teatro non è agibile e ha fissato la data di riapertura al 31 marzo 2009.
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