L'Europa vuole farsi amare? Stavolta, mostrando la sua faccia più burocratica e più lobbystica, sembra che abbia deciso di farsi detestare da una categoria di cittadini che pure dovrebbe coltivare come i suoi migliori: quelli che amano leggere e studiare anche se le tasche non glielo permettono, e quelli che che lavorano perché questo possa avvenire. Insomma, da utenti delle biblioteche pubbliche e bibliotecari. Che, da settimane, si agitano infatti nella incorporea ma ormai vitale e imprevedibile piazza telematica: via web, frequentatori, bibliotecari, scrittori, qualche editore, si sono dati appuntamento a un convegno che si è svolto il 21 febbraio scorso a Cologno Monzese, in collegamento con una giornata di lotta che, in contemporanea, si svolgeva in Spagna, a Guadalaiara (per gli esiti, wvw.biblioteca.colognomonzese.mi.it). Mentre l'appuntamento di oggi è a un convegno a Parma. Parola d'ordine: no al ticket sul prestito. Lo spettro che s'aggira in alcuni Paesi della Comunità europea - il nostro, più Francia, Portogallo, Spagna, Lussemburgo e Manda - è infatti una direttiva del 1992 sul «diritto di prestito pubblico»: a norma di essa autori ed editori godono di un «diritto di prestito esclusivo», solo loro cioè possono autorizzare o vietare il prestito pubblico delle loro opere e, seppure il singolo Stato potrà derogare a questa regola, dovrà comunque garantire che gli autori vengano remunerati in modo forfettario per la circolazione dei loro titoli. Nel 2002 la Commissione s'è accorta che alcuni Stati membri non avevano ancora recepito la direttiva ed è passata in azione: primo paese denunciato, il Belgio, che il 16 ottobre scorso è stato condannato dalla Corte di Giustizia, mentre la Commissione ha deciso di mettere in mora i sei paesi, nostro compreso, che abbiamo elencato prima. Ticket tra il mezzo euro e l'euro sul saggio, il manuale, il romanzo che andiamo a chiedere al bancone della biblioteca comunale o nazionale? In apparenza la faccenda, che rientra nel gran dibattito generale sul copyright, benché non simpatica, suona logica. E a sostenerla, in Italia, è l'associazione di categoria degli editori, l'Aie. Ma a ben vedere lo scenario si svela tra il surreale e l'anacronistico, per più ragioni. Primo, un motivo, chiamamolo così, politico: tra i paesi inadempienti, quelli dove il «no» alla direttiva europea è più forte, sono, non per caso, quelli dove il tasso di lettura è più basso. I «lettori forti» - più di 11 libri l'anno - sono il 17 della popolazione in Portogallo, il 12,9 da noi, il 10 in Spagna. In quest'Europa mediterranea, insomma, il ruolo delle biblioteche pubbliche - uno dei settori di nuovo Welfare dove negli ultimi decenni si è investito - è fondamentale. E lo slogan «No al prestito a pagamento» suona come una reazione disperata: perdere quei pochi lettori che ogni anno, grazie al prestito, si riescono a grattare dal bacino maggioritario dei non lettori? Penalizzare proprio quelli che, nonostante non abbiano i mezzi per comprarsi i libri, «vogliono» leggere e studiare? Secondo, un motivo legato alla nuova riproducibilità dell'opera d'arte o dell'ingegno: in un mondo dove posso scaricarmi dalla Rete tutto quello che voglio, che senso ha tassare l'opera su carta? Terzo, un motivo che ha a che fare con le più innovative formule di marketing: a Roma, come già in altre città europee, si stanno sperimentando gli spazi vendita dentro le stesse biblioteche comunali. Perché? Perché tu leggi in sala, o ti porti a casa, il tuo classico saggio storico sul protestantesimo di Trevor Roper o l'ultimo romanzo di Grisham, dopodiché è possibile che ti scatti questa molla: mi è piaciuto, voglio comprarlo per rileggerlo tra un anno, oppure voglio altri titoli dello stesso autore. E adesso cosa succede? Per ora, la situazione è a bocce ferme. In attesa che la procedura della Commissione diventi davvero operativa (e, a quel punto, ad agire dovranno essere di concerto tre ministeri: Beni culturali, Politiche comunitarie ed Esteri) ci accontentiamo delle intenzioni del sottosegretario Nicola Bono (delega alle biblioteche) che nei giorni scorsi ha rilevato come sia «paradossale» che una direttiva europea vada contro la diffusione della cultura perseguita da un'organizzazione delle Nazioni Unite, l'Unesco. Si va, ha aggiunto, verso una «soluzione di compromesso», che «difenda il valore dell'ingegno» e «non crei balzelli in un settore che in Italia fatica a crescere». Volendo esempi, in Danimarca, Islan-da, Regno Unito, Svezia, Germania, a pagare sono lo Stato o le amministrazioni locali. Ma la piazza telematica, intanto, si organizza: dal convegno di Cologno Monzese sono partiti un manifesto in cerca di sottoscrittori e una lettera a Prodi. È stato registrato un nuovo dominio, www.nopago. org, dove confluiscono le iniziative di questa nuova Internazionale, quella del «no» al prestito a pagamento. Mentre dalla Spagna arriva la proposta di dedicare il 23 aprile, dal 1995 giornata mondiale del libro e del diritto d'autore, e festa del libro e della rosa in Catalogna, a iniziative che sensibilizzino l'opinione pubblica sull'argomento: i bibliotecari spagnoli prevedono d'incatenarsi davanti alle biblioteche nazionali, di abbigliarsi in nero, di listare i libri col nastrino del lutto con cui un tempo si celebrava la perdita di un parente stretto.