Ancora uno stop ai requisiti richiesti ai restauratori per partecipare agli appalti pubblici. A bloccare di nuovo la normativa è il Tar Lazio. Con la sentenza 1844, sezione n, depositata il primo marzo, i giudici amministrativi hanno infatti annullato, in parte, il Dm 42001, ovvero il decreto che fissa i requisiti con cui le imprese specializzate in restauro di beni mobili e affreschi possono essere ammesse alle gare d'appalto. Questo è il secondo annullamento: il primo decreto dei Beni culturali con le norme per la qualificazione delle imprese di restauro dei beni mobili e superfici decorate (categoria OS2 del Dpr 342000) era già stato annullato dallo stesso Tar. Il ministero dei Beni culturali aveva quindi emanato un nuovo provvedimento, con requisiti leggermente più morbidi. Ma anche questo viene ora censurato. Stavolta il decreto bis non è cancellato del tutto, ma cadono le norme-chiave: quelle sull'idoneità organizzativa e quelle che fissano i criteri per ottenere la qualifica di restauratore. La prima (articolo 1) impone a queste imprese di avere in organico almeno il 20 di restauratori oltre a un 40 di collaboratori restauratori. Secondo i giudici si tratta di vincoli troppo rigidi che penalizzano le imprese che svolgono anche altre attività oltre al restauro. In pratica, i requisiti troppo rigorosi comportano una drastica selezione delle imprese qualificabili e le costringono a concentrare il personale solo su questo tipo di lavorazioni. E, scrivono ancora i giudici, «un'eccessiva specializzazione delle imprese non giova affatto al mercato perché deprime la concorrenza». Il Tar ha accolto anche le critiche, sollevate dalle associazioni di categoria dei restauratori, sui due articoli che definiscono i requisiti di questo professionista e dei suoi collaboratori. In questo caso sotto accusa è finita la mancata previsione di un adeguato regime transitorio, che penalizza in modo ritenuto eccessivo i restauratori che alla data di entrata in vigore del regolamento non avevano ancora maturato i requisiti e le imprese che li hanno in organico. Ora la questione torna nelle mani del ministro Giuliano Urbani che dovrà in tempi brevi fissare nuovi requisiti: senza queste norme appare infatti difficile riuscire a qualificare queste imprese (a meno di non far ritornare in vita i principi generali validi per tutti i lavori pubblici). L'occasione potrebbe arrivare dal decreto di attuazione del Dlgs 3004 che ridefinisce i requisiti pei il restauro (di beni mobili e di immobili) su cui il ministero ha già avviato le consultazioni.