I musei italiani avranno un direttore generale che dovrà "valorizzarli". Ma con limiti. Avrà meno poteri, soprattutto nella tutela, di quelli disegnati all'inizio dal ministro Bondi. Il Consiglio superiore dei beni culturali ha approvato a maggioranza e ponendo alcuni freni la bozza di riforma del ministero dopo averla bocciata il 18 novembre scorso. E dopo le proteste della comunità scientifica italiana e internazionale confluite nell'appello on line dell'associazione Bianchi Bandinelli che ha raccolto 7mila firme. L'organismo è consultivo, non vincolante, però molto autorevole. Non tutti erano presenti. Non c'era neanche, in persona, Bondi, rappresentato dal Capo di Gabinetto. Il Consiglio ha comunque ringraziato il ministro per aver riscritto la sua riforma. Sul punto più incadescente, l'articolo 8 che ha rivisto la figura di un direttore generale per la valorizzazione, il ministro ha avuto 8 voti favorevoli, 3 contrari e 1 astenuto. Alle agenzie di stampa Bondi canta una "vittoria senza precedenti" con toni eccessivamente trionfalistici. Tutti i 12 componenti del Consiglio in sala hanno votato una denuncia sulla situazione di soprintendenze, archivi e biblioteche. Che soffrono, anzi boccheggiano per carenza di fondi e mezzi. Il presidente del Consiglio e preside della Normale di Pisa Salvatore Settis ha votato sì ma avvertendo: vigileremo sul percorso legislativo del testo. Sì dunque alla "valorizzazione", purché si intenda come un promuovere la cultura e il sapere, non una "mercificazione" delle opere d'arte. Che non sono il nostro "petrolio", come dichiarato dal manager individuato da Bondi: l'ex presidente di MacDonald's Italia Mario Resca. Che potrebbe avere, come consulente, Vittorio Sgarbi. Torneranno antichi nomi per alcune direzioni: da beni artististici a belle arti, da beni archeologici ad antichità. "Mettono un manager e un tecnico dell'arte che magari sarà Sgarbi? Le soprintedenze rischiano di restare totalmente tagliate fuori dalle decisioni commenta dopo la riunione Libero Rossi, segretario della Cgil Beni culturali Restano delle incongruenze. Alcuni di noi restano contrari alla soppressione della direzione sull'arte contemporanea". "Questa riforma è un'occasione persa attacca il segretario della Uil Beni culturali Gianfranco Cerasoli, anche lui presente alla riunione Troppe direzioni generali, troppi direttori generali (con relativi stipendi, ndr) mentre le soprintendenze sono in agonia. E restano rischi enormi da chi vuole assogettare alle regole del mercato i beni culturali".