Critiche ai «guerrieri dell'arcobaleno»: rappresentano noti interessi industriali. SASSARI. Il carbone da solo è come calimero il pulcino nero, quello che nessuno voleva fino al lavaggio in lavatrice. E la Sardegna che corre il rally dell'energia cercando di viaggiare a una velocità non pericolosa, ogni tanto deve difendersi dall'accusa di essere un'isola-carbonara. Tutto nasce dal Sulcis e finisce a Fiume Santo, anche se le due realtà quasi si ignorano. L'incursione spettacolare di Greenpeace, domenica ha colto tutti di sorpresa, ha puntato il dito sul carbone e sulla giunta regionale che l'ha sdoganato come «fonte pulita» perchè utilizzabile con «tecnologie avanzate». E ha sostenuto l'eolico come unica bandiera, forse trascurando alcuni aspetti che riguardano specificamente le recenti vicende accadute in Sardegna. Tralasciando temi che per anni hanno impegnato in un confronto, spesso aspro, la stessa Regione, i produttori di energia, gli enti locali e le associazioni ambientaliste. Così il Gruppo di intervento giuridico e gli Amici della Terra hanno sottolineato con toni critici l'azione domenicale di Greenpeace, generando un confronto a distanza che vede lontane le due associazioni (che pure hanno come fine comune quello della tutela dell'ambiente). «Siamo d'accordo avverso l'utilizzo dell'inquinante carbone - ha detto Stefano Deliperi - ma ancora una volta Greenpeace utilizza l'argomento per la sua campagna in favore delle centrali eoliche da piazzare dappertutto, secondo gli interessi degli industriali del vento rappresentati da quell'A.N.E.V. con la quale i rapporti sono strettissimi. Ci dispiace proprio, ma non ci convince minimamente. La Sardegna il suo contributo nel campo dell'energia eolica lo sta dando, in un ambito di leggi e regole. Il far west è solo l'occasione di speculazione e di interessi poco utili. La scorsa settimana un parco eolico, quello di Ploaghe è stato posto sotto sequestro penale insiene ad altri sei realizzati dalla stessa società nel Mezzogiorno. Indaga la procura della Repubblica di Avellino. Vi sarebbe una truffa ai danni dello Stato e dell'Unione europea di centinaia di milioni di euro. Strano, molto strano, che Greenpeace non se ne sia accorta». Le tre righe scritte dall'assessore regionale all'Ambiente Cicito Morittu, che hanno soddisfatto il commando venuto dal mare, tra l'altro c'erano già nell'intesa sottoscritta a Roma, il 10 gennaio 2007, dal presidente Renato Soru, l'assessore all'Industria Concetta Rau e i massimi dirigenti di Endesa (allora titolari dell'impianto di Fiume Santo). «Ricerca e applicazione di nuove tecnologie per la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili, quali l'eolico, il solare termico e fotovoltaico». Poi si era aggiunta anche l'avveniristica iniziativa di Carlo Rubbia, premio Nobel per la fisica nel 1984, e per anni al «lavoro» in Sardegna, con il solare termodinamico, che cattura l'energia solare con gli specchi parabolici per immagazzinarli in un fluido salino compatibile per l'ambiente. Peccato che quell'impianto non sia mai partito in Sardegna e che Carlo Rubbia oggi sia stato chiamato a realizzarlo in Spagna. La Sardegna (e Fiume Santo è coinvolto direttamente) però ha individuato e perseguito alcuni obiettivi prioritari: l'interconnessione energetica con le reti del continente attraverso il cavo sottomarino Sapei, per ricevere e trasmettere energia; realizzazione del metanodotto (Galsi) dall'Algeria, già in fase di costruzione; energia a costi compatibili per supportare le produzioni energivore di Porto Torres e Portovesme; nuove tecnologie per impiegare le riserve strategiche del carbone del Sulcis. E entro il 2020 il raggiungimento del target 20-20-20 deciso dall'Unione europea (ridurre le emissioni del 20 per cento, aumentare nella stessa misura la quota di energia rinnovabile e migliorare l'efficienza energetica). Insomma, non è l'anno zero come ogni tanto si cerca di fare credere. E a Fiume Santo - dove c'è un accordo firmato che prevede investimenti per oltre 500 milioni di euro, l'eliminazione dei vecchi gruppi 1 e 2 a olio combustibile (già in deroga e che sarebbero dovuti sparire dal febbraio 2008), l'utilizzo del metano dal 2012 (quando dovrebbe essere disponibile), l'ipotesi di un polo metanifero e un nuovo gruppo lontano dalla spiaggia (viene liberata un'area di 20mila metri quadrati), l'abbattimento delle due ciminiere (sostituite da una più piccola) - si gioca la partita più complessa di tutta la sfida energetica sarda. Un concetto che riguarda da vicino anche i tedeschi di E.On, freschi proprietari dell'impianto più importante dell'isola, dove hanno ereditato la centrale ma anche impegni già assunti che hanno confermato di voler rispettare.
Sull'eolico è scontro tra gli ambientalisti
In Sardegna, l'incursione di Greenpeace contro la centrale a carbone di Fiume Santo ha generato una forte reazione. I produttori di energia, gli enti locali e le associazioni ambientaliste hanno criticato l'azione di Greenpeace, che ha sostenuto l'eolico come unica bandiera. Il Gruppo di intervento giuridico e gli Amici della Terra hanno sottolineato che Greenpeace utilizza l'argomento per la sua campagna in favore delle centrali eoliche, secondo gli interessi degli industriali del vento. La Sardegna ha invece individuato e perseguito alcuni obiettivi prioritari, come l'interconnessione energetica con le reti del continente e la realizzazione del metanodotto.
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