Bianca Cappello era bella, bionda e nivea. «Giammai non vidi bianchezza terrena come il vostro candore» scrisse ispirato Torquato Tasso. Il granduca di Toscana Francesco I la sposò segretamente nel 1578, subito dopo essere rimasto vedovo della pia moglie Giovanna d'Austria, malamente scivolata sul sagrato della chiesa. A Palazzo Vecchio, nel Camerino della granduchessa, ora restaurato e aperto al pubblico, i raffinati affreschi raccontano il mondo della dama: cigni, conchiglie, Diane cacciatrici e leoncini alati a ricordare la sua città natale, Venezia. Una finestrella protetta da una grata che le permetteva di vedere, non vista, ciò che accadeva nel Salone dei Cinquecento svela il suo interesse alla vita pubblica. Bianca è una delle protagoniste di Emozioni da museo, il nuovo programma che Palazzo Vecchio offre ai suoi visitatori. «Quella grata affacciata sul Salone dei Cinquecento è il simbolo di che cosa è il museo: un luogo che incuriosisce il visitatore, lo invita a fermarsi, guardare attraverso, capire» dice Paola Pacetti, ideatrice del progetto che da qualche anno ha rivitalizzato la magnifica reggia, ponendola all'avanguardia in Europa. Un approccio che mira a suscitare curiosità e meraviglia, basato su una accurata ricerca, mai accademico. «Modello da esportare» secondo lo storico dell'arte Salvatore Settis, che ha invitato Paola Pacetti a tenere un ciclo di lezioni sulla comunicazione nei musei alla Normale di Pisa, di cui è rettore. L'esperimento prese il via quando Chiara Silla, direttore dei musei comunali fiorentini, potendo disporre di un finanziamento da destinare ad attività per ragazzi, chiamò Paola Pacetti nella rissosa città di Dante. L'allora direttore delle gallerie felsinee aveva fatto tesoro dell'esperienza del fisico Frank Oppenheimer, ideatore dell'Exploratorium di San Francisco, modello di tanti musei scientifici nel mondo: «Lo invitai a Bologna per una conferenza e lui disse che osservando le sue mucche nel Colorado si era reso conto che, intorno a certi oggetti, mostravano più curiosità dei suoi studenti. Era lecito dunque chiedersi che cosa fa accendere l'interesse nelle persone. Il museo-tempio certamente contribuisce a spegnerlo». Promossa dal Comune, è nata l'Associazione Museo dei ragazzi di Firenze, che ha rivoluzionato l'assetto di Palazzo Vecchio e di altre istituzioni cittadine. L'idea, come al VìctoriaAlbert di Londra, era quella di applicare all'ambito storico-artistico l'interattività tipica dei musei tecnico-scientìfici. Spettacoli teatrali che raccontano il linguaggio della moda, la medicina dell'epoca; la progettazione della reggia medicea per bocca dello stesso Giorgio Vasari. E poi laboratori, percorsi segreti che rivelano il Tesoretto di Cosimo I e lo Studiolo di suo figlio Francesco, l'alchimista, o la scala fatta scavare nel muro medioevale dal Duca d'Atene. Presto le attività hanno attirato non solo ragazzi ma anche adulti, oggi il 40 per cento del pubblico. Conoscenza e diletto; due teatri, uno per i piccoli e, nelle sale quattrocentesche rimaste intatte, uno per i grandi. Dove da marzo vengono messe in scena le vite parallele di un Rinascimento al femminile. «Il luogo comune vuole che la condizione delle donne fosse particolarmente meschina nel Medioevo» ricorda Paola Pacetti. «Non è vero. L'epoca più buia è quella della Controriforma». In micropièce accurate e coinvolgenti, giovani attori mettono in scena la storia di Costanza, monacata dalla sua ricca famiglia perché storpia, che in convento scopre in sé doti insperate, la capacità del ricamo e del disegno; mentre la sorella Dianora va incontro a un matrimonio disastroso. Si assiste poi alla sventura della schiava ottomana Asmà, che il duca Cosimo ha donato alla moglie Eleonora di Toledo, e che forse verrà scambiata con prigionieri cristiani, o costretta a convertirsi con il nome di Consolata «perché la sua anima avrà salva». Neanche le nobildonne erano esenti dalla legge del sacrificio. La giovane Lucrezia de' Medici viene data sposa quattordicenne ad Alfonso d'Este, il quale subito dopo il matrimonio lascia la giovane sposa a Firenze con i genitori e parte per Parigi. Dove resta. Lucrezia recrimina sulla propria condizione, redarguita dalla madre Eleonora: il matrimonio ha sanato una lunga controversia tra i Medici e gli Este, e questo basta. Finalmente la giovane farà il suo fastoso ingresso a Ferrara. Poco dopo, nel 1561 morirà, a 17 anni, senza avere consumato, pare, il matrimonio. Dopo ogni rappresentazione vengono lette, brevemente, le fonti storiche che hanno ispirato lo spettacolo. Poi il pubblico può chiacchierare con gli attori e soddisfare le proprie curiosità Nella cappella privata di Eleonora non è difficile immaginarla in preghiera al suo inginocchiatoio, circondata dagli affreschi smaltati del Bronzino, ricchi di figure femminili dalle raffinate acconciature. Sulla parete di sinistra c'è la porta fatta aprire da Bianca Cappello: attraverso un piccolo terrazzo dalle pareti affrescate si accede al suo Camerino, un altro terrazzo e poi, da una porta segreta, si arriva nella «guardaroba» medicea, con tutte le carte geografiche del mondo conosciuto a metà Cinquecento. La scandalosa Bianca fuggì sedicenne da Venezia con un giovane fiorentino, che sposò, e dal quale ebbe una figlia. La sua famiglia la rivoleva indietro per punirla, ma la licenziosa cercò la protezione di Francesco, che si innamorò di lei e non la lasciò mai, neppure dopo il matrimonio con Giovanna d'Austria. Bianca, di cui Alessandro Allori ha lasciato un ritratto dove il suo incarnato è luminoso come la perla che porta all'orecchio, era una raffinata collezionista, accumulatrice di patrimoni, abile politica. Quando morì, un giorno dopo il marito, il cognato Ferdinando la fece seppellire in una fossa comune.