Leconomista Marco Vitale boccia la politica della giunta: lidea di una dimensione centralizzata non funziona più Cè un chiaro patto, oltretutto privo di pensiero e strategia se non quella di fare soldi LEsposizione? Sia uno stimolo Riportare in città 700mila persone senza pensare ai servizi comuni e ai trasporti sarebbe uno sconquasso «Vogliono solo dare mano libera agli speculatori. Con questa idea pazza di portare i residenti a Milano a due milioni in pochi anni. E anche con lExpo, che viene vissuto come un mito, come se le grandi città abbiano bisogno di un evento straordinario per rilanciarsi». Giudizio durissimo, quello delleconomista Marco Vitale, sul nuovo corso imboccato dalla giunta in materia di urbanistica. Che cosa cè che non va nel piano dellassessore Masseroli? «Il vizio di fondo è la pretesa di disegnare un nuovo profilo di città basato su una dimensione centralizzata che ormai non funziona più. Milano, la Grande Milano, deve essere riprogettata come unarea vasta, con servizi comuni, a partire dai trasporti». Invece? «Si pensa semplicemente di riportare entro i confini daziari 700mila persone che negli ultimi decenni sono andate a vivere nellhinterland. È unidea sbagliata, se dovesse essere realizzata sarebbe uno sconquasso: per Milano e per i Comuni limitrofi. E lo sa perché?». Lo dica. «I signori che amministrano Milano non si sono neppure posti il problema di aprire un confronto con i sindaci di questi Comuni, dove abitano coloro che si pretende di trasferire. È una logica di autosufficienza fuori dal tempo. Ma al di là delle chiacchiere, i propositi della giunta sono chiarissimi: aumentare in modo generalizzato gli indici di edificabilità, mandando un segnale preciso ai costruttori». Quale messaggio? «Mano libera, si può fare quello che si vuole. Lo so anchio che ci sono casi in cui unalta edificabilità è non solo ammissibile, ma anche auspicabile. Per esempio: di fronte a un progetto serio finalizzato ad attrarre in città giovani e studenti, non ci sarebbe nulla da eccepire. Ma qui si parla di aumentare gli indici in modo discriminato, e in totale assenza di progetti. Questi mi ricordano Ceausescu». Che cosa centra il dittatore comunista romeno? «Anche lui voleva trasferire per decreto i suoi concittadini da un posto allaltro. Con le buone, ma soprattutto con le cattive». Che cosa ne deduce? «Che tra chi amministra Milano e gli speculatori è stato stretto un patto. Oltretutto privo di pensiero e di strategia, se non quella di fare soldi». Laltra notte il consiglio comunale ha approvato un emendamento di Forza Italia che porta da 0,30 a 1 lindice di edificabilità per le aree con vincolo decaduto fino a 10mila metri quadri, e che prescrive di riservare il 50 per cento dei nuovi insediamenti a edilizia convenzionata. Che ne pensa? «È giusto alzare gli indici per costruire case riservate ai meno abbienti. Ma per perseguire questo obiettivo ci vuole un progetto serio e complessivo, che allo stato manca. Ho limpressione che questa cosa serva solo per dare completa mano libera su tutto il resto». Si sostiene che la Milano con due milioni di abitanti è pensata nella prospettiva dellExpo. «Un serio piano urbanistico va sganciato dallExpo. Certo, bisogna tenerne conto, ma così è un grande imbroglio». Perché? «Bisogna dotarsi di un piano urbanistico perché la città ha un sacco di problemi e non perché ci sarà lExpo. È un segno di debolezza pensare che il rilancio possa essere perseguito e garantito solo grazie a eventi straordinari. Su questo bisognerebbe aprire un ampio dibattito, ma è impossibile, perché questi fanno solo intimidazioni». Il 2015 come pretesto per favorire lassalto del partito del mattone? «LExpo non è più una manifestazione di grande rilievo, comera fino a metà del Novecento. Ora interessa fondamentalmente i costruttori, gli speculatori immobiliari e poco altro». Una cosa inutile e dannosa? «No. Resta comunque un evento significativo, che può funzionare come stimolo e collante di cose comunque giuste da fare. Ma ciò si verifica solo se levento straordinario si inserisce in una strategia preesistente, alla quale dà consistenza e prospettiva. Non se Milano si siede in attesa di Godot». Non è questo il caso? «Lassenza di progettualità, il deplorevole livello della nostra amministrazione comunale, il predominio assunto da specifici centri di potere economico fanno correre il rischio che lExpo si traduca addirittura in un danno per la città».