«La strategia urbanistica di Milano appare criminale». Sono queste le dure parole di Renzo Piano, in una lettera indirizzata a Marco Vitale e pubblicata dal Riformista. «Domattina prendo un aereo per Boston, dove lavoro al campus di Harvard al di là del fiume Charles: per uno di quei temi di cui tu parli; luoghi di civiltà e di vita comunitaria. Perché mai devo andarlo a fare a Boston? Perché non a Milano, dove sono cresciuto e diventato architetto? I politici si guardano bene dal chiedere, perché temono le voci libere. E quelle che tu citi sono voci libere; la tua anche. Quando non lo è, allora è semplicemente superficiale. Purtroppo questo non è un pensiero, è solo una grande amarezza». E lo stesso Piano, che per Milano ha progettato ledificio del Sole 24 Ore e aveva presentato un progetto per la vecchia Fiera, bocciato, spiega nella lettera il perché della sua amarezza. «Si vaneggia di crescita e si dimentica la periferia: la periferia è incompresa, non è amata, non è capita. Si parla di crescita (quella degli indici fondiari, immagino) ma non si parla delle condizioni invivibili del centro e si progettano altri parcheggi. La politica ha dimenticato di venire da "Polis"». Amarezza che Piano aveva confessato a Repubblica Milano il 7 novembre scorso in unintervista a Franco Manzitti. «Bisogna smettere di costruire, di diffondere il brutto. Dovè finita a Milano quella spinta fervida degli anni Sessanta-Settanta, quella combinazione magica tra sindaci, mecenati, architetti, finanziatori, dove cera la capacità di ascoltare e di inventare?». E ancora. «Le periferie sono brutte. Va tracciata quella linea verde oltre la quale non si deve costruire più. Io sono entusiasta dellExpo ma non vorrei che diventasse una colossale operazione immobiliare e stop».
MILANO - URBANISTICA:La lettera. Renzo Piano: "È criminale la strategia urbanistica di Milano"
Renzo Piano, architetto, ha scritto una lettera al Riformista in cui critica la strategia urbanistica di Milano, descrivendo la città come "criminale". Piano sostiene che la politica si concentra sulla crescita economica e sulle opere pubbliche, ma dimentica le condizioni difficili del centro storico e la periferia. Egli si chiede perché non si possa costruire in modo più sostenibile e rispettoso dell'ambiente, come avvenne negli anni Sessanta-Settanta a Milano. Piano sostiene che la città dovrebbe avere una "spinta fervida" per creare un'atmosfera di ascolto e inventiva, ma che questo non è più presente.
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