Una prospettiva di insieme sulla cultura e la politica, oltre i vecchi steccati e le appartenenze del Novecento. La riflessione-dibattito sul pensiero di destra iniziata sulle colonne del Giornale con unanalisi di Stenio Solinas, ha animato una riflessione non solo negli ambienti intellettuali ma anche nei palazzi della politica del centrodestra. Il ministro della cultura Sandro Bondi ha replicato alle obiezioni sulla capacità della destra culturale di interpretare la modernità con il pragmatismo realizzato attraverso la "nuova sintesi" tra arte ed economia, unite allutilizzo di giovani manager per riorganizzare ed internazionalizzare il settore. «Ogni analisi che ci allontana dalle paludi del secolo scorso e si confronta con i bisogni diffusi di culture troverà negli amministratori sul territorio degli alleati»: Carlo Sburlati, assessore alla cultura del comune di Acqui Terme e animatore dello storico premio legato alla città piemontese afferma con la forza dellesperienza la necessità di non ripetere i canovacci delle sterili polemiche. «Giovani managerialità - prosegue possono essere utili nel rappresentare un progetto culturale rivolto al paese, non legato a partigianeria, ma che esalti da un lato la ricchezza paesaggistica, dallaltro la creatività e la sensibilità innovativa tipica dellitalianità». Adriana Poli Bortone, componente della VII commissione del Senato, ha una lunga esperienza da sindaco di Lecce ed attualmente è assessore alla cultura del comune salentino. «LItalia ha nelle ricchezze artistiche una risorsa finora sottoutilizzata. Bondi ha aperto il ministero a energie giovani, ma deve proseguire su questa strada: il suo dicastero deve diventare sempre più un terminale tra il centro e le tante per le di bellezza italiane. Non è un problema di cultura dì destra o dì sinistra: linformatica offre autostrade da compiere per rendere globale lofferta della cultura italiana. La soluzione presentata dal mix tra pragmatismo culturale e managerialità? Sulla carta è una scelta allettante, ma bisogna insieme superare i vecchi pregiudizi, smuovere le burocrazie ammministrative e valorizzare i territori». Per la Poli Bortone «in Italia ci sono miriadi di assessorati alla cultura che con poche risorse realizzano eventi moderni e avanguardistici. Evitiamo le solite lamentele e impariamo a mettere in rete le eccellenze che i campanili sparsi per lo stivale generano ogni giorno». Paola Frassinetti, deputato milanese e componente della commissione Cultura della Camera condivide lassioma di Bondi sulla sintesi «tra arte ed economia». Ma con qualche prudenza. «Coniugare leccentricità della cultura italiana, piena di eresie e intrisa di amore per la sperimentazione con i canoni della managerialità - spiega Frassinetti - richiede una indispensabile gradualità. Poi fa bene il ministro a riconoscere che la cultura di governo del centrodestra è ben piantata nel reale, ma non è figlia delle semplificazioni e della rozzezza come postulano le critiche che vengono da sinistra. Insomma bene ladozione di sistemi manageriali, in grado di tappare le falle degli sprechi, dei musei inopinatamente chiusi, delle bellezze non accessibili ai turisti, ma la sfida della nuova politica è unire la trasformazione del patrimonio artistico nazionale in ricchezza. Si può vivificare la tradizione culturale italiana, senza mortificarla con lesasperazione di canoni economicistici. Nel paese, infatti, i piccoli comuni - senza grandi burocrazie - spesso costituiscono straordinari laboratori di avanguardia culturale, di sperimentazione di formule moderne, che interpretano lo spirito del tempo. E su queste eccellenze bisognerebbe investire, anziché soffermarsi nella ciclica polemica su cosa sia "la cultura di destra"». Sulla stessa lunghezza donda Fabio Rampelli deputato romano del Pdl. «Bondi interpreta il pragmatismo dellazione di governo. Discutendo del valore dei beni immateriali, di paesaggio italiano, di ambiente e arte, bisogna superare lossimoro che li vorrebbe incapaci di produrre ricchezza. Per questo è giusto introdurre in un settore sterminato come i Beni culturali italiani una dose indispensabile di managerialità, ma leffervescenza culturale non deve essere però imprigionata in strettoie burocratiche». Piero Longo, sindaco di Gioia del Colle, comune dannunziano, e animatore fin dagli anni80 del centro culturale Ezra Pound non ci sta a ripetere la solfa dei dibattito sul futuro della cultura di destra. «Per noi amministratori, in ogni atto quotidiano cè la corrispondenza con la nostra visione del mondo. Il ministro nel suo intervento riconosce limportanza di energie nuove e dei contributi degli intellettuali e dei cittadini di buon senso? I giovani possono modernizzare un settore nel quale la bellezza può diventare unarma per rilanciare la competizione dellItalia sullo scenario globale, ma allo stesso tempo la managerialità non è un destino, ma un mezzo per migliore sistemi culturali finora legati a consorterie e a logiche del secolo scorso. Basta anche gestire in maniera innovativa un teatro, come facciamo noi con il nostro Rossini, per incontrare insieme la modernità dei testi culturali portati in scena, con il bisogno di cultura dei nostri territori. E il nuovo welfare, non potrà non essere anche un welfare che va incontro ai bisogni culturali delle periferie e delle nuove generazioni».