Così il nuovo assetto dei beni culturali: sparisce larte di oggi e a sorpresa torna sgarbi Fra le proteste si riunisce il Consiglio superiore. E alla Direzione generale affidata al manager Mario Resca arriva come consulente il critico LAssociazione Bianchi Bandinelli lancia un appello per la salvaguardia dei musei Bonito Oliva critico verso il ministero, mentre Paolucci approva le decisioni ROMA Arriva il 2009, anno dei festeggiamenti in tutta Europa per i cento anni dalla nascita dellavanguardia futurista. E larte e larchitettura contemporanee scompaiono dai capitoli della bozza di riforma dei Beni culturali voluta dal ministro Bondi, che oggi riproporrà il brogliaccio al Consiglio superiore dopo la bocciatura avuta a metà novembre. Ma intanto al Collegio romano è in arrivo Vittorio Sgarbi nel ruolo di consulente del nuovo "Direttore generale della valorizzazione", posto disegnato per il supermanager di area Pdl, Mario Resca: e il critico ferrarese, ora sindaco di Salemi, non è certo noto per gli studi sullarte contemporanea. Lassociazione Bianchi Bandinelli ha raccolto 7.000 firme, vergate da studiosi come Mina Gregori, Luciano Bellosi, Anna Ottani Cavina, Irving Lavin, Michel Laclotte, Pierre Rosenberg, Jean Clair, Keith Christiansen, sotto l"Appello per la salvaguardia dei musei e dei beni archeologici e artistici in Italia". E, nellattesa di presentare il suo piano martedì allAccademia di San Luca, a Roma, ha già portato a casa un parziale successo: Bondi ha privato la "Direzione generale per la valorizzazione del patrimonio culturale" delle competenze su "musei" e "tutela", presenti, sin nellintitolazione, nella prima stesura del testo di modifica del dpr ereditato da Rutelli. Ma lassociazione intitolata al grande archeologo senese, insieme con il Comitato della Bellezza, ora punta a salvare il nome dellarte contemporanea. Nel previsto riassetto del ministero, la "Direzione generale per il paesaggio, larchitettura e larte contemporanea" (la Parc, già Darc) scompare nella nuova "Direzione per le Belle Arti e il Paesaggio" (che ingloba anche la "Direzione per i Beni architettonici, storico artistici ed etnoantropologici"). «Si cancellerebbe così», sostengono i firmatari, «un secolo di discussione critica ed estetica sulla definizione di "patrimonio" e di "bene culturale", nonché sui concetti di arte contemporanea e di avanguardia». Critico anche Achille Bonito Oliva: «Il lavoro iniziato dalla Darc (la direzione per larte e larchitettura contemporanea voluta da Veltroni quando era ministro e sostenuta dal suo successore Giuliano Urbani, ndr) viene così vaporizzato nel mare magnum di una direzione generale troppo generica. Viene smantellato - insiste il critico e docente di arte contemporanea alla Sapienza di Roma - il riconoscimento di un periodo che da tempo ha conquistato le aule delle università italiane, oltreché le rassegne internazionali quali le biennali di Venezia e Sidney, o Documenta a Kassel». Bonito Oliva spera però che Bondi «rassicuri le nostre preoccupazioni e che acceleri per la costituzione del MaXXI come fondazione». Figlio della Darc, il cantiere del Museo del XXI secolo in via Guido Reni a Roma fila abbastanza velocemente verso linaugurazione (prevista per il 2009) e verso una collaborazione intrecciata con la Fondazione che la giunta Alemanno, attraverso lassessore capitolino Umberto Croppi, ha intenzione di creare per rilanciare il Macro. Il ministro Bondi non ha mai nascosto di «non capire larte contemporanea» ma, il 3 giugno, alla Camera, ha affermato di voler «promuovere il lavoro dei nostri artisti, poiché lItalia contemporanea, a differenza di altre realtà dellOccidente, è stata ed è povera di nuove creazioni». Pochi giorni fa, però, ha deluso il comitato cittadino di Verona che si batte per far sì che palazzo Forti rimanga Galleria comunale darte moderna, non contrastando la decisione del sindaco Flavio Tosi di vendere ledificio. E ora questo taglio di una direzione generale espressamente dedicata allarte contemporanea, «attraverso il ripristino - fanno notare dalla Bianchi Bandinelli - della vecchia e superata denominazione alle "Belle arti", insieme al ritorno alla "Antichità" al posto di "Beni archeologici"». Scelta che invece piace al direttore dei Musei Vaticani, Antonio Paolucci: «Amo molto queste denominazioni: sono le parole che usavano i nostri maestri e che arrivano dal Lanzi passando per Canova, le stesse che userebbe Ranuccio Bianchi Bandinelli. Sono termini bellissimi, come lo è "godimento" che spero annichilisca il moderno "fruizione", buono per i gabinetti non per la Venere di Botticelli». Invitato senza successo da Bondi a ricoprire il ruolo di Direttore della valorizzazione, Paolucci non piange per la scomparsa dell"arte contemporanea". «Stiamo parlando - spiega lex soprintendente di Firenze e ministro dei Beni culturali nel 1995-96 - di una fase ancora non storicizzata, di un magma in evoluzione. Per larte antica, io penso a unoculata gestione, sottolineo, pubblica. Per il contemporaneo lasciamo che "cento fiori fioriscano, che cento scuole gareggino", tanto per citare Mao, ossia che i privati si confrontino liberamente».
Sgarbi affianca il supermanager dei musei
Il ministro dei Beni culturali, Sandro Bondi, ha presentato una bozza di riforma dei Beni culturali che prevede la scomparsa dellarte contemporanea e dellarchitettura contemporanea dai capitoli della riforma. La direzione generale per la valorizzazione del patrimonio culturale, che era stata creata per promuovere larte contemporanea, viene cancellata e sostituita con una direzione generale per le Belle Arti e il Paesaggio. Lassociazione Bianchi Bandinelli ha raccolto 7.000 firme per protestare contro la riforma e ha lanciato un appello per la salvaguardia dei musei e dei beni archeologici e artistici in Italia.
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