Lunedì scorso, passato da Pisa per ragioni ospedaliere, ho visto la foce dell'Arno rimontata da onde burrascose, e ho pensato che forse Dante era passato da lì in una giornataccia simile, per immaginare che la Capraia e la Gorgona si muovessero e facessero siepe e annegassero tutti i pisani, dal primo all'ultimo. Desiderio piuttosto frequente, come conferma la lettura di un bel volume di Paolo Fontanelli, con Gianfranco Micali, intitolato "Pisa dei miracoli", Donzelli editore. Vi si apprende che nel 1509 Leonardo da Vinci, al servizio di Firenze, riprese alla sua maniera, cioè genialmente ingegneresca, l'idea di Dante, progettando una fabbrica capace di allagare Pisa e affogarne tutti gli abitanti, e che lo stesso discreto Guicciardini pensava che andassero sterminati in quanto irriducibili. I livornesi stanno ancora pensandoci. Per fortuna Pisa se l'è cavata, e piuttosto bene. Ha consolidato la Torre, senza commettere il sacrilegio di raddrizzarla. Ha messo a concorso vero l'area più gloriosa del mondo, oggi occupata dall'ospedale di Santa Chiara, che da un lato dà sulla piazza dei Miracoli, e dall'altro sull'orto botanico più antico del mondo (forse). E' riuscita a concordare in modo soddisfacente lo sgombero delle caserme che, con le università e gli ospedali (e, modestamente, il carcere) sono le aziende principali della città. Si è sforzata di avvicinare i visitatori agli abitanti, e la Torre ai lungarni. Ha un aeroporto di gran successo. Si è votata ai suoi santi protettori, compresa l'affaticata santa Bona patrona delle hostess. Ogni tanto vince anche qualche partita a pallone in casa, che è il suo debole. Ha scoperto il più ricco giacimento di navi antiche, e allestisce per loro un museo fantastico nei vecchi arsenali medicei. Ha un museo, San Matteo, di impressionante bellezza e di altrettanto impressionante rarità di visitatori. Il libro illustra le possibilità offerte dal recupero per città che abbiano un così insigne patrimonio storico e artistico, rinnovato dalla sapienza contemporanea, con le testimonianze di Salvatore Settis e Remo Bodei, Andrea Camilli e Vezio De Lucia, Carlo Olmo e Aldo Pinchera, e del benedetto arcivescovo Alessandro Plotti, per ventidue anni titolare della diocesi pisana, galera di don Bosco compresa. Fontanelli, sindaco a sua volta per dieci anni, può tirare buone somme. L'Arno non ce la farà ad annegare i vituperati pisani. Che ogni tanto fanno naufragio dentro il traffico d'auto, girando in tondo attorno alle mura. Verrà il giorno in cui sbarcheranno, e torneranno a nuoto nella loro antica bellissima città.
PISA - un bilancio tra musei e urbanistica
L'autore ha passato da Pisa per motivi di cura e ha visto la foce dell'Arno tranquilla. Ha pensato che Dante potesse aver immaginato una simile situazione per immaginare la Capraia e la Gorgona che annegassero tutti i pisani. Ha letto un libro di Paolo Fontanelli, "Pisa dei miracoli", che descrive come Leonardo da Vinci e Guicciardini avessero pensato a un piano per allagare Pisa. Tuttavia, Pisa si è salvata e ha consolidato la Torre, ha messo a concorso l'area dell'ospedale di Santa Chiara e ha concordato lo sgombero delle caserme.
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