Si occuperà di tutto tranne che della tutela "tecnica" dei Beni culturali. Dopo le polemiche e gli appelli lanciati dal mondo scientifico contro la decisione del ministro dei Beni culturali, Sandro Bondi, di nominare il supermanager Mario Resca alla direzione generale per la valorizzazione del patrimonio culturale, sono stati definiti e resi più condivisi i compiti che l'ex presidente di McDonald's Italia avrà nella gestione dell'immenso patrimonio artistico del nostro Paese. Secondo la nuova bozza di riforma al supermanager Resca saranno affidati i ruoli strategici di progettazione delle linee guida per le attività di promozione e valorizzazione de beni architettonici e dei musei, insieme alla gestione delle gare e delle convenzioni per l'affidamento dei servizi. Sul tema della vigilanza delle maggiori aree arti-stiche (da Venezia a Roma) e sui prestiti, invece, la decisione sarà affidata direttamente alla Direzione generale dei beni artistici. Nella gestione del settore dell'arte, quindi, sarà necessario un reale confronto fra le diverse competenze: proprio quello che in parte chiedevano coloro che hanno manifestato perplessità sulla nomina di un manager per giunta non addetto ai lavori. Il testo della riforma è stato quindi parzialmente rivisto e sarà discusso in questa forma nel Consiglio dei ministri previsto per domani. Frutto di queste modifiche è stata la mobilitazione che un ampio fronte del mondo della cultura - da Salvatore Settis presidente del Consiglio superiore dei Beni culturali, sino ai direttori di importanti musei interzionali fino all'associazione Binaca Bandinelli - ha mosso contestando al ministro Bondi i troppo ampi poteri affidati al supermanager. Anche la stessa maggioranza si sta interrogando sul testo della riforma sulla gestione del patrimonio artistico. Per Fabio Granata infatti, capogruppo del Pdl in Commissione cultura e responsabile delle politiche culturali di An, «la valorizzazione del patrimonio culturale è un fatto politico fondamentale ma le innovazioni proposte vanno approfondite e discusse». Quello che viene richiesto a Bondi, allora, è di «conoscere i provvedimenti non dai giornali ma dalle sedi politiche, anche alla luce delle reazioni che si sono registrate negli ultimi tempi». Per Granata è necessario allora «l'immediata convocazione del ministro Bondi della Commissione per riferire i contenuti della riforma e in particolare compiti ei funzioni del cosiddetto supermanager». Altro capitolo da affrontare, una volta risolto il problema delle competenze interne, è quello della riduzione dei finanziamenti pubblici. Non è un segreto che l'Italia, nonostante un patrimonio culturale superiore a quello di tutti i paesi europei, destini al settore della cultura una percentuale inferiore rispetto a quella degli altri paesi. Dai dati sul riordino della spesa ai ministeri, prodotto della manovra triennale, è previsto che anche il ministero dei Beni culturali subisca tagli per la spesa: solo per il 2009 al ministero saranno tagliati 236 milioni dì euro. Una cifra percentualmente maggiore, ad esempio, dei 220 milioni che saranno tolti al ministero del Lavoro, salute e politiche sociali o ai 202 milioni del ministero degli Esteri, i quali possiedono però un finanziamento decisamente più cospicuo rispetto al "piccolo" ministero presieduto da Bondi. E sono in molti a sperare che anche qui il ministro, che sta cercando di rimettere in moto la macchina della cultura in Italia, possa fare qualcosa per invertire la tendenza insieme alla scarsa considerazione che la politica ha riservato da sempre alla cultura.