Un progetto unico in Italia, non l'esposizione di «due coccetti» (Cacciari), un museo con pochi oggetti ma in grado di raccontare in modo attivo le velocissime trasformazioni del Novecento, più accelerate ancora nella terraferma veneziana che nel resto d'Italia. Sarà questo M9, il progetto della Fondazione di Venezia che avrà il suo cuore nell'area di 9.000 mq. tra le vie Poerio e Brenta Vecchia, tra l'ex caserma Matter (ed ex convento), l'ex caserma dei carabinieri in via Pascoli e la sua anima nel Museo del Novecento, lo spazio espositivo polifunzionale, la mediateca-archivio, l'auditorium, oltre a servizi al pubblico, attività commerciali e direzionali, aree verdi e spazi pubblici. Alla sfida del progetto M9 - non meno importante della riqualificazione dell'Umberto I o di piazza Barche - la Fondazione Pellicani ha dedicato ieri pomeriggio il convegno «Mestre produce cultura: la sfida del museo», nel ciclo «Idee per Mestre», coordinato da Nicola Pellicani, segretario della Fondazione intitolata a suo padre Gianni e giornalista della Nuova, ospiti il responsabile di M9, Guido Guerzoni - che ha presentato piano e obiettivi con dati e grafici - il sindaco Massimo Cacciari, il presidente della Provincia Davide Zoggia, il presidente della Fondazione Venezia Giuliano Segre, Franco Miracco, portavoce del presidente della Regione. M9 aprirà alla città spazi che finora erano sempre stati chiusi, sbarrati, ha sottolineato Guerzoni, e lo farà con nuovi passaggi e ingressi (da via Poerio, corte Legrenzi, via Brenta Vecchia), il museo verrà allestito in un nuovo edificio di 4 piani, altezza massima 30 metri, mentre l'ex distretto sarà restaurato. Per il progetto - disegnato nel continuo dialogo con il visitatore, pochi oggetti, moltissimi materiali visivi, sonori, perfino olfattivi, un museo da vedere con i cinque sensi - sono stati visionati 450 musei del mondo, 30 milioni la spesa per l'acquisto dell'area, 1 milione e mezzo per la progettazione. Ma la novità emersa dal dibattito di ieri è la filosofia: sarà il primo museo in Italia a raccontare non con una raccolta passiva di oggetti la storia del Novecento, nei cinque assi tematici individuati (storia sociale, economica, urbana, della cultura e dell'ambiente). Perfetto per una «realtà di frontiera» come Mestre (Segre); perché sia «la testa, la pancia, il cervello» delle idee per Porto Marghera (Miracco); perfino per candidare Venezia-Mestre a capitale europea della cultura (Zoggia). Anche per Cacciari ci troviamo di fronte a un progetto che in tutta Italia non c'è, «M9 si qualificherà come simbolo della Mestre che vogliamo»: nuovi edifici di qualità, quindi anche belli, offerta combinata con Venezia, che rimarrà la città dei musei tradizionali: 11 civici, 4 statali, più di altra gestione come l'Ebraico o Torcello, più chiese, palazzi, architettura, ha conteggiato Segre. Sull'onda dell'entusiasmo, M9 diventa un simbolo per guardare al futuro con fiducia.