Lintervento - Lex assessore: intellettuali sfiduciati Aveva grandi ambizioni la giunta Cofferati, già nel momento della sua nascita, nel settore delle attività culturali e non le nascondeva. Ma ora, che sarebbe tempo di consuntivi, di vita culturale quasi non si parla più. Un velo di silenzio coinvolge non solo la giunta uscente ma anche tutti gli aspiranti candidati che si dichiarano intenzionati a raccoglierne la successione. Di molte grandi promesse sè persa ogni traccia. Così è per lincontro annuale delle grandi culture mondiali, il Festival di Musiche Sacre, una casa di produzione cinematografica legata alla Cineteca, un distretto culturale vicino a Mambo, una grande mostra sullOttocento, la nascita di una Fondazione Cineteca, un centro unitario per le manifestazioni musicali, un programma comune con Firenze, una diversa gestione dei teatri, nuovi spazi espositivi per i giovani, una più stretta collaborazione con lUniversità e via continuando. Serva almeno questa elencazione a sottolineare che i programmi seri non possono essere ridotti a un semplice libro di sogni. La sola scelta significativa fatta dallAmministrazione uscente è stata quella di rendere gratuito lingresso nei musei comunali. Nellimmediato questa scelta ha prodotto un aumento del numero dei visitatori, ma negli ultimi due anni lutenza è tornata ai livelli precedenti. Ci sono poi altri dati davvero preoccupanti. Non mi riferisco alla situazione nota del Teatro Comunale o del Teatro Duse, di cui almeno si parla, ma a vere e proprie dimenticanze. Perché il museo della Resistenza, avviato dalla giunta Guazzaloca, è caduto nel dimenticatoio? E perché nulla si è più saputo della gestione del patrimonio Pasolini che, per volontà di Laura Betti, venne sottratto alla Fondazione Di Vittorio allora presieduta da Cofferati ed affidata al Comune di Bologna? La Sala Borsa, aldilà della polemica sulluso di spazi pubblici, ha un calo dei frequentanti la biblioteca e degli utenti del prestito librario. Ed il Museo della Musica, fornito di potenzialità straordinarie, è diventato solo un oggetto di visita delle scolaresche. La riflessione sulle politiche culturali a Bologna, sui risultati e sulle difficoltà, ma anche sulle sue potenzialità, deve assolutamente essere posta al centro del dibattito pubblico della nuova fase elettorale. Cè il problema delle politiche governative, ma il taglio dei fondi statali non può diventare lalibi per banalizzare la ricchezza del dibattito e per ridurre tutto al teatrino della politica. Né mi sembra rilevantissimo il tema, miticamente evocato da alcuni ambienti turistici, dellorganizzazione di grandi mostre, come a Treviso o come a Ferrara. La cultura è una cosa molto più seria e complessa: ha a che fare con valori alti come la creatività e la libertà delle idee. E giusto che si parli dellindustria culturale, ma tutti sanno che il tempo dei mecenati è finito e si fa molta fatica anche solo a trovare degli sponsor mossi dalla speranza di un ritorno economico. Ma il centro di questa riflessione non può che essere la ricerca delle ragioni per cui nella vita culturale manca lo slancio dei principali protagonisti, intellettuali a vario titolo che diventano sempre più estranei e sfiduciati rispetto al mondo ed anche alla realtà urbana che li circonda. Presidente La Tua Bologna
BOLOGNA La cultura tra promesse e libro dei sogni - Che fine hanno fatto il museo della Resistenza e il patrimonio Pasolini?
La giunta uscente di Cofferati aveva promesso di investire in attività culturali, ma ora che è finita, non si parla più di queste promesse. Il Festival di Musiche Sacre, la Cineteca, il distretto culturale, la mostra sullOttocento, la Fondazione Cineteca, il centro unitario per le manifestazioni musicali, il programma comune con Firenze, la diversa gestione dei teatri, nuovi spazi espositivi per i giovani e la collaborazione con lUniversità sono solo alcuni esempi di progetti che non sono stati realizzati.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo