Sono da poco passate le 9.30 del mattino. È un gruppo di giapponesi - che ha varcato la soglia dei nuovi Uffizi all'apertura fissata (come ogni giorno) per le 8.15 - a cercare di tagliare il traguardo sull'uscita di piazza del Grano. Hanno già visitato la «vecchia» galleria al terzo piano, l'emozionante loggia sull'Arno e le nuove cinque sale al secondo piano che ora ospitano, in modo più confortevole, capolavori di Caravaggio, «caravaggeschi» e Guido Reni. Peccato che, una volta ultimato il «giro pesca» per guadagnare la nuova uscita, la porta su piazza del Grano (già piazza Castellani) era ancora chiusa. Ci sono voluti diversi minuti per far arrivare in fretta e furia i commessi, ai quali nel frattempo - non era stata data alcuna direttiva precisa relativa ai nuovi spazi. I giapponesi sono così stati «rilasciati» solo alle 9:45. Questo piccolo episodio evidenzia come, per rispettare il diktat del soprintendente Antonio Paolucci di aprire ieri i nuovi Uffizi (invece di sabato), visitatori e dipendenti hanno dovuto sopportare improvvisazioni e disagi che non sono certo consoni al prestigioso nome degli Uffizi nel mondo. La stessa volontà di anticipare di alcuni giorni la data dell'apertura, dopo averla pubblicamente conclamata, non evidenzia certo una grande organizzazione e soprattutto mette in evidenza ancora una volta la grave crisi che separa la soprintendenza dalla direzione del museo, ovvero Antonio Paolucci da Anna Maria Petrioli Tofani. L'aver accelerato l'apertura dei nuovi Uffizi non ha neanche permesso di trasportare il computer conta-persone, che fino a ieri dava la possibilità ai commessi di poter calibrare un numero massimo di presenze contemporanee: in genere 650 persone. Non solo: con gli spazi allargati non è stato ancora comunicato il nuovo numero massimo di accessi contemporanei. E paradossalmente ieri i visitatori sono stati in numero minore rispetto ai giorni precedenti: circa 4200 (nelle settimane scorse si sono toccate giornate con 4500 o 5000 presenze). La nuova uscita poi è per molti, ma non per tutti: chi per il momento non la può vedere sono i disabili che, alla fine del primo piano, sono costretti a rifare - al contrario - tutte le nuove sale e prendere l'ascensore che li porta al vecchio percorso. In questo modo possono guadagnare la vecchia uscita sotto la loggia (attiva dal '67), ma non hanno a disposizione il book shop e il negozio di oggettistica interni. La carenza di personale si fa sentire. Per controllare le nuove sale, la Soprintendenza ha cooptato in fretta e furia undici commessi da Galleria palatina, Accademia, Bargello e altri musei cittadini, mentre i lavoratori «giubilali» chiedono la regolarizzazione e il ministero ha promesso l'arrivo di new entry. A causa di questi «giri» di personale Villa Petraia ha rischiato di chiudere. Alcune figure tradizionali, come quella del commesso che tutte le mattine spolverava i quadri, è stata soppressa, senza però prevedere nuovi servizi che evitino l'accumularsi di polvere sui capolavori presenti nella galleria. Particolarmente utile sarebbe anche una completa revisione delle etichette delle opere: alla sala VII, per fare un esempio, il cartellino segnala la «Madonna degli otto» dipinta da Filippo Lippi. Peccato che nella guida ufficiale degli Uffizi, venduta anche al bookstore, si citi l'opera di Lippi come la «Madonna col bambino e santi» che poi è il vero nome: quello presente al museo si riferisce alla denominazione "volgare" del dipinto, che fino ad alcuni decenni fa era ospitato dalla Sala degli Otto di Palazzo Vecchio (da qui il nome «degli otto»). E che dire delle tre sale - 42,43 e 44 - che sono state chiuse proprio lo stesso giorno dell'inaugurazione di quelle del secondo piano? Ancora non sono state risistemate dai tecnici dopo il trasferimento di alcuni dipinti. Terminata la visione delle opere è la gimkana verso l'uscita a incuriosire i turisti. Costretti a scendere tre rampe di ripide scale, a vedere una porta (senza la possibilità di varcarla), per ritrovarsi in un labirinto di sale con due book shop e un negozio con articoli-regalo griffati dal museo. Subito dopo ecco la rampa di cemento sopra gli scavi archeologici che porta i visitatori - esattamente - davanti al nuovo centro commerciale nell'ex cinema Capitol. La reazione dei turisti? «Siamo contenti che il museo si sia allargato», dice una coppia del nord Italia. Ma sulla «qualità estetica» della nuova uscita i dubbi sono molti: «Questa zona è un po' spoglia» dicono alcuni universitari, mentre una scolaresca romana dice: «Completare la visita uscendo sul piazzale della Galleria è un'altra cosa, era come prolungare la permanenza nel museo, passando dalle sale chiuse a una all'aperto». I turisti, giapponesi e americani in testa, restano di stucco perché nessun cartello segnala la novità e senza guida restano privi punti di riferimento. «Non ci sono neanche cartelli per le piazze storiche» dice una ragazza. Della nuova uscita si sono lamentati anche gli artisti di strada che stazionano sotto il loggiato: «Quando la gente è in fila per entrare non ha possibilità di vedere le nostre performance - dice una "statua vivente" -, ora saremo costretti a trasferirci, magari proprio alla nuova uscita degli Uffizi». Che ieri è stata utilizzata dai turisti come fenomenale solarium.