È l'uomo più "ricercato" di Firenze. Per poter parlare con lui occorre alzarsi poco prima dell'alba, centellinare le domande e goderselo, pochi minuti dopo la fine della conversazione, mentre "ammira" i turisti che escono alla spicciolata in piazza del Grano. La sua apertura anticipata dei «Nuovi Uffizi» ha provocato un vespaio. Tutto era programmato per il 6 marzo, sabato prossimo, perché così era stato annunciato in un'affollatissima conferenza stampa, alla presenza del ministro per i Beni culturali Giuliano Urbani. In quell'occasione - pochi giorni fa - tutti sapevano del 6 marzo e Paolucci non obiettò. Almeno pubblicamente. Solo martedì scorso è uscito allo scoperto e ha scritto un comunicato nel quale era riportata la notizia, come si dice in gergo giornalistico: si apre domani. Così commentava ieri mattina l'episodio il soprintendente Antonio Paolucci. Perché ha deciso di anticipare a mercoledì tutte le novità agli Uffizi? Perché non attendere fino al giorno programmato, cioè sabato? «Perché sabato è la giornata di Benetton, con cui non c'entriamo nulla noi - ribadisce Paolucci - Mi pareva giusto smarcare l'apertura degli Uffizi dalla giusta, dal loro punto di vista, celebrazione del nuovo centro commerciale». Il tono della voce, solitamente pronto ad accalorarsi sui temi cari, si affievolisce quasi. Non vuol parlare di più su questo tema. Lui pensa agli Uffizi e all'arte. I mercanti sono un'altra cosa. Sono di là dalla piazza. E forse varrebbe anche la pena rispondere a quegli assessori che lo hanno criticato per questa sua decisione. Ma Paolucci taglia corto. È così che il discorso scivola sull'apertura delle cinque nuove sale. Su due ulteriori saloni, già agibili, pronti ad ospitare delle opere. Perché non sono state allestiti anche quelli? «Quelli avranno le opere quando sarà il momento - spiega Paolucci - Ancora non eravamo pronti. Ma rientreranno nel percorso museale anch'esse. Da ieri - continua la spiegazione - si entra dal solito ingresso, si sale al primo piano, si scende, si attraversa il grande loggiato sull'Amo, poi le cinque nuove sale, quindi si scende ancora e si esce in piazza del Grano. Questo è un primo piccolo segmento, esemplificativo della sistemazione del resto». Inevitabile a questo punto incalzarlo su un altro tema di grande discussione: la "loggia" di Isozaki alla fine si farà o no? «Il ministro Urbani ha preso tempo - dichiara Paolucci - Lo capisco, perché è una situazione soprattutto politica... Anche se io penso che alla fine, per ultima, ma si farà. Si aspetterà, certo. Si dimostrerà che tutto il resto è fatto, che tutto funziona. E a quel punto anche la "loggia" di Isozaki si farà». C'è un altro aspetto del progetto dei Nuovi Uffizi che deve essere chiarito. Riguarda il Corridoio Vasariano. Secondo il soprintendente Antonio Paolucci dovrà essere "spogliato" da tutte le opere. «Perché le opere non c'erano in passato - è la motivazione - Sono state messe in tempi recenti, in questo dopoguerra. Il Vasariano era una strada coperta, praticabile, che metteva in comunicazione Palazzo Vecchio, il volto su via della Ninna, gli Uffizi, e poi fino a Palazzo Pitti. Io voglio permettere al turista di domani di poter scegliere: visitare gli Uffizi e poi uscire, oppure, con un biglietto diverso e maggiorato, fare tutto il Vasariano libero dai quadri. Il godimento è quello della città, del paesaggio, del fiume, dei ponti. Quindi potrà arrivare a Palazzo Pitti e visitarlo. Tutto l'albero dei musei viene unificato diventando così il museo più grande d'Europa». Ma c'è un ma. E mai pensabile che il turista che entra agli Uffizi e lascia, ad esempio, degli oggetti al guardaroba, dopo aver percorso il Vasariano (fino a piazza Pitti) possa poi riattraversare mezza città per tornare a riprendersele? «Se vuoi farlo, certo tornerà indietro - taglia corto Paolucci - Perché non è pensabile che il Corridoio sopporti il flusso in un senso e nell'altro: è troppo stretto. Quindi uno lo sa. Arriva fin lì e poi fa la fatica di tornare indietro. Se pensa che valga la pena...». Quali saranno i tempi del passaggio verso i Nuovi Uffizi? «Il progetto presentato dal ministro Urbani, del valore di circa 100 miliardi di vecchie lire, verrà appaltato tutto insieme. Ci sarà una gara europea. La soprintendenza diretta da Valentino ha già l'incarico di gestire l'operazione da un punto di vista amministrativo. Per i tempi il ministro ha posto il termine intorno alla fine del 2006, inizio 2007. Speriamo bene. Per il momento, sul fianco opposto delle cinque nuove sale, stiamo utilizzando temporaneamente degli spazi per preparare una mostra - in contemporanea a quella di Botticelli - dedicata ai pre-raffaelliti inglesi e americani, coloro che hanno interpretato Botticelli nella seconda metà dell'800. Sarà una mostra molto bella e si aprirà all'inizio di aprile».