Santa Maria degli Angeli Italia Nostra denuncia La ripresa del dibattito sul centro storico di Napoli e sulle scelte per i programmati, iniziali interventi di restauro dello stesso coincide con la prossima visita nella città di una delegazione Unesco. Il centro storico di Napoli è entrato a far parte nel 1995 del Patrimonio mondiale dellumanità tutelato dallUnesco a seguito della richiesta avanzata da Italia Nostra, che ho lonore qui a Napoli di presiedere, proprio sulle pagine di "Repubblica" (18 giugno 1993) allallora ministro per i Beni culturali Ronchey. Lambito riconoscimento comporta da parte del governo italiano e del Comune di Napoli il compito della salvaguardia e della conservazione di tale straordinario bene culturale, che costituisce la grande risorsa su cui le amministrazioni locali debbono puntare, attraverso il suo restauro e la sua rivitalizzazione, per il rilancio turistico-culturale e civile della città. si deve intanto ricordare che si è pervenuti solo negli anni Novanta a percorrere il corretto metodo della pianificazione urbanistica, coronato, dopo anni di dibattito, dallapprovazione nel 2004 del piano regolatore che sancisce la rigorosa normativa di restauro conservativo del centro storico recependo gli esiti della strenua battaglia condotta anni prima da Antonio Iannello di Italia Nostra. Egli riuscì a far modificare dal ministero dei Lavori pubblici la proposta del piano Servidio del 1970, che prevedeva la parziale tutela solo del centro "antico" (la Napoli greco-romana fino a tutto il Quattrocento) abbandonando alla speculazione edilizia la Napoli viceregnale e barocca. Si sarebbero potuti demolire i Quartieri Spagnoli, via Foria, la Sanità, i Vergini, il rione Stella, i Miracoli, e poi Monte di Dio, il Pallonetto, il quartiere Chiaia. Insomma, gran parte della memoria storica della Napoli spagnola e borbonica. Quindi, coloro che continuano a parlare, magari anche in buona fede, di centro "antico" di Napoli ignorano che tale definizione era funzionale agli anacronistici e vandalici progetti di sventramento della città storica programmati dai palazzinari, dagli energumeni del cemento degli anni Cinquanta, Sessanta e Settanta, che già avevano cementificato il mite paesaggio delle ridenti zone collinari della città. Di fronte alla voracità dei costruttori, che nel 1970 consideravano eccessiva perfino la parziale tutela del centro "antico", Servidio pronunciò la frase famigerata: «Quello è solo losso: guardate la polpa!» indicando le aree che ho prima citato. È quindi consigliabile usare con molta cautela, anche da parte degli storici dellarchitettura, la definizione di centro "antico", che Roberto Pane introdusse solo per motivi filologici e venne poi strumentalizzata dagli amministratori nel 1970. Tornando agli attuali problemi è certo con grave ritardo che il Comune e la Regione Campania stanno affrontando il problema degli interventi di restauro (grazie a un primo finanziamento con fondi europei di 200 milioni più 20 comunali), mentre non è stato redatto il piano di gestione degli interventi, previsto dalla legge 772006. Ci sembra comunque condivisibile la proposta di Aldo Loris Rossi ("Repubblica" 27 novembre) di concentrare le prime risorse, con un auspicabile supporto di fiscalità di vantaggio per gli investimenti privati, nellarea più antica e stratificata del centro storico. Del resto ciò è anche coerente con il programma condiviso dallarcidiocesi di Napoli e dal ministero per i beni culturali di potenziamento del ruolo e della vocazione di "cittadella degli studi" (Civitas studiorum), della zona stessa. Beninteso: senza riproporre progetti di riedificazione edilizia nellarea dellacropoli, dove il piano regolatore prevede il parco archeologico al posto del vecchio policlinico. Sono poi pertinenti le osservazioni di Giovanni Laino ("Repubblica" 28 novembre) circa il pericolo che gli interventi producano un deprecabile "effetto bomboniera" curando solo la riqualificazione urbana dello spazio fisico e senza tener nel dovuto conto gli aspetti umani dellattuale varietà etnica della popolazione e della esigenza di «infrastrutturazione delleconomia e dei servizi culturali e sociali». Al riguardo è appunto da sottolineare che la ricordata azione di difesa del centro storico è stata sempre condotta (ad esempio il contrasto alloperazione Regno del Possibile nel 1986) dando preminenza alla permanenza delle classi sociali meno abbienti, evitando qualsiasi ipotesi di ricambio sociale e favorendo invece la rivitalizzazione delle attività artigianali e commerciali nuove e dei residenti. È comunque auspicabile il coinvolgimento nelloperazione di esperti come quelli del gruppo di Marco Rossi-Doria per lo specifico problema. Non dimentichiamo però lemergente gravità di vicende come quella di piazza Santa Maria degli Angeli. Lomonima chiesa dovrà cambiare nome. Gli angeli non potranno che volare via quando assisteranno allo sconvolgimento della piccola piazza che costituisce il sagrato della monumentale chiesa. Benché tutelata dallo stesso piano regolatore e dal codice dei beni culturali, questo piccolo spazio pubblico scomparirà per far posto alla vistosa cupola di vetro prevista dal progetto della stazione sotterranea della metropolitana di Chiaia. Malgrado il diverso orientamento della locale soprintendenza ai beni architettonici, il comitato di settore del ministero dei beni culturali ha infatti recentemente approvato il progetto della predetta stazione, che invece può essere servita - come deve avvenire nel centro storico - solo da scale e ascensori conservando lunico spazio pubblico alberato a disposizione dei cittadini della zona. Ebbene, non mi risulta che associazioni e comitati si propongano di denunciare tutto ciò agli ispettori della delegazione Unesco, né leggo dissociazioni da tale progetto di alterazione ambientale e architettonica da parte degli storici dellarchitettura. Evidentemente la tutela del centro storico vale ad eccezione dei progetti redatti dagli stessi docenti della facoltà di Architettura di Napoli. Comunque preannunciamo che Italia Nostra sarà costretta a presentare una denuncia alla Procura della Repubblica per la violazione della normativa del piano regolatore e del codice dei beni culturali. Infine Italia Nostra non potrà far parte delle associazioni che hanno chiesto di incontrare la delegazione Unesco. Per un motivo di protesta: la delegazione è affiancata da alcuni esperti della Icomos, associazione non governativa referente dellUnesco per i beni culturali. Tra di essi è presente limmobiliarista che acquistò Palazzo Penne (inizi XV secolo) per un miliardo di vecchie lire (vincendo una vertenza che annullò il diritto di prelazione dello Stato) e rivendendolo subito dopo alla Regione Campania per 10 miliardi.