MONTEFORTE. La vicenda del trasloco dell'opera da piazza Venturi è arrivata in Parlamento, all'attenzione del ministro per i Beni culturali Costa (Lega nord): «Abbiamo raccolto la preoccupazione di quanti in paese non condividono l'idea della Giunta» Sul trasloco del monumento ai caduti dalla piazza di Monteforte dirà la sua anche il ministro per i Beni e le attività culturali, Sandro Bondi. E' alla sua attenzione che il deputato leghista Matteo Bragantini ha presentato nei giorni scorsi una interrogazione con rischiesta di risposta scritta che dovrebbe essere affrontata dal ministro per la fine dell'anno o, al massimo, dopo le feste. «Abbiamo raccolto la preoccupazione di quanti in paese non condividono l'idea della Giunta del sindaco Antonio Carletto di trasferire in piazzetta Martiri il monumento», spiega Roberto Costa, coordinatore della sezione montefortiana della Lega Nord. E aggiunge: «Grazie all'appoggio del consigliere provinciale Luigi Frigotto abbiamo quindi interessato Bragantini che si è dimostrato particolarmente sensibile al problema, tanto da chiedere un parere al ministro». Il monumento ai caduti della prima guerra mondiale venne realizzato dallo scultore Prati e troneggia in piazza Silvio Venturi dal 28 settembre 1924. E' diventato un monumento tormentato negli ultimi mesi perché il suo spostamento è stato inserito tra gli interventi collegati alla sistemazione della piazza stessa: secondo la maggioranza lo spostamento si renderebbe necessario per far posto alle nuove rampe che, davanti al municipio, consentiranno di abbattere le barriere architettoniche che oggi rendono pericoloso il collegamento tra piazza Venturi e piazza Salvo d'Acquisto. Secondo i contrari, se l'esigenza è questa, non è necessario traslocarlo in un'altra piazza considerata per di più inadeguata. L'onorevole Bragantini, nella sua interrogazione, solleva però un problema di tutela perché «dottrina e giurisprudenza pervengono concordemente alla conclusione che i beni di proprietà dello Stato e degli enti pubblici territoriali con più di cinquant'anni di vetustà, fino all'esito della verifica dell'interesse artistico, storico, archeologico o etnoantropologico, sono soggetti al regime proprio del patrimonio demaniale culturale e, quindi, sottoposti a particolare tutela». Bragantini porta, a sostegno della sua tesi, anche una sentenza della Cassazione del gennaio 2007 e il Codice dei beni culturali «che ha esteso la disciplina della tutela a tutti i beni con più di 50 anni di vita», il che comporta a suo dire l'essere soggetti a «preventiva autorizzazione». Secondo lui il «requisito della vetustà del monumento di Monteforte, può essere inteso non solo come requisito di culturalità ma anche come requisito di applicabilità alla predetta disciplina relativa alla preventiva autorizzazione». Il riferimento è all'articolo 21 della legge 422004 che sottopone ad autorizzazione ministeriale «lo spostamento, anche temporaneo, dei beni culturali». Bragantini interroga quindi il ministro chiedendogli «se non ritenga che la rimozione del monumento ai caduti potrebbe dar luogo ad azioni illegittime, per eccesso di potere da parte dell'amministrazione comunale di Monteforte d'Alpone», e invita Bondi a spiegare «come intenda dunque intervenire per tutelare questo bene culturale». Del resto lo stesso Carletto ha inviato il progetto di spostamento alla Soprintendenza regionale, delegata a esprimersi sui monumenti dedicati ai caduti della Grande guerra riconosciuti monumenti nazionali. Ad otto mesi di distanza, però, ne dà Verona né da Venezia è giunto alcun verdetto.