MONUMENTI ALL'ASTA. I legali del Comitato hanno chiesto di far sospendere la vendita Già raccolte 10.240 firme contro la cessione degli edifici Nuova udienza in Tribunale sulla vicenda della vendita di Palazzo Forti. Ieri, davanti al giudice Agnese Di Girolamo si sono trovati i legali del Comitato per l'amata Verona, guidati dall'avvocato Dario Donella e quelli che rappresentano il Comune, per tentare, come prevede la legge, una conciliazione. Ma la decisione sarebbe slittata ancora anche se si prevede arrivi antro la fine dell'anno. Il primo round della vicenda giudiziaria che vede contrapposti il fronte del «no» alla vendita dei Palazzi Forti e Pompei, per il quale sono già state raccolte 10.240 firme da parte di esponenti della cultura e comuni cittadini, e il Comune, intenzionato a vendere all'asta gli storici palazzi sedi attuali della Galleria d'arte moderna e del museo di Scienze naturali, si era svolta un mese fa, con la presentazione delle memorie da parte dei legali di Comune e Comitato. Il fronte del Comitato per l'amata Verona raccoglie consensi trasversali alla cittadinanza, assicura l'architetto Giorgio Forti, «dalle persone anziane che vogliono salvaguardare questo patrimonio culturale della città, ai bambini, ormai abituati alle numerose iniziative didattiche svolte nei due storici palazzi. Proprio loro, sentito che erano in vendita, hanno spronato i genitori ad andare a firmare per bloccare l'iniziativa del Comune». Intanto si attende anche la risposta dal Tar al quale il Comitato si era rivolto denunciando il cambio di destinazione d'uso operato dal Comune per Palazzo Forti, vincolato a una precisa volontà testamentaria che lo lasciava alla città ma solo per scopi culturali e pubblici, e per altri due palazzi, Pompei e Gobetti, oltre all'ex scuola media superiore nell'ex convento di San Domenico. E sulla vicenda interviene polemicamente l'onorevole Giampaolo Fogliardi, del Pd, riferendosi alla recente visita del ministro Bondi in città: «È vergognoso che il Ministro dei Beni Culturali in visita a Verona dia, senza battere ciglio, il proprio avvallo alla vendita dei palazzi storici, come se si trattasse di una pura formalità. Rappresenta uno schiaffo a tutti quei cittadini e a quelle associazioni che si stanno muovendo per difendere il nostro patrimonio artistico. E, poi» si chiede Fogliardi, «siamo sicuri che il ricavato verrà reinvestito nella cultura? Temo in altre operazioni.A questo punto mettiamo in vendita anche l'Arena», provoca il deputato, «chissà quanti appartamentini graziosi ci potremmo ricavare, con vista su piazza Bra. Sistemeremmo pure i bilanci del Comune e delle aziende partecipate, cosicché i leghisti potrebbero continuare ad aumentarsi gli stipendi nei consigli di amministrazione senza problemi». Ma non c'è solo la vendita dei palazzi storici a far infuriare il deputato del Pd. C'è anche il caso della mostra annullata «I capolavori del Louvre» ancora aperto:«Il ministro, però, sembra fare orecchie da mercante», continua Fogliardi. «Ho sollecitato alla presidenza della Camera una risposta alla mia interrogazione, presentata al Ministro ancora in luglio, sul caso della mostra annullata. Il comportamento dell'onorevole Bondi mi lascia esterefatto. Alcuni esercenti del centro mi raccontano di turisti che chiedono ancora informazioni per ammirare capolavori che purtroppo in riva all'Adige non sono mai arrivati. A distanza di mesi non sappiamo ancora di chi è la colpa, e chi debba pagare per il flop».E.C.
VERONA - Palazzo Forti, il giudice deciderà per fine anno
I legali del Comitato per l'amata Verona e quelli del Comune si sono incontrati davanti al giudice Agnese Di Girolamo per una conciliazione sulla vendita di Palazzo Forti e Pompei. La decisione sulla vendita è ancora in attesa. Il Comitato ha raccolto 10.240 firme contro la vendita. L'architetto Giorgio Forti afferma che il fronte del Comitato ha consensi trasversali tra la cittadinanza. Il Comitato ha denunciato al Tar il cambio di destinazione d'uso operato dal Comune per Palazzo Forti. L'onorevole Giampaolo Fogliardi del Pd ha criticato il ministro dei Beni Culturali per aver dato il proprio avvallo alla vendita dei palazzi storici.
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