No, la tutela dell'arte no, il super-manager dei musei non l'avrà tutta per sé come voleva all'inizio da Bondi nella sua riforma del ministero dei beni culturali. Dopo la bocciatura del Consiglio superiore e del suo presidente Salvatore Settis, dopo le tante proteste in Italia e all'estero (a cominciare da quella on line dell'associazione Bianchi Bandinelli), il ministro ha fatto una parziale - attenzione però, parziale - marcia indietro, anche se lui giura di no alle agenzie di stampa: ieri ha licenziato la nuova versione del regolamento che presenterà il 4 dicembre agli esperti del Consiglio. In parte ridimensionando, in parte ridisegnando ciò che dovrà fare il direttore dei musei. Cambiandogli intanto il nome: da «Direzione generale per i musei, le gallerie e la valorizzazione» a «Direzione per la valorizzazione del patrimonio culturale». Siccome il testo deve diventare legge, qualcosa vuol dire. E già che c'è e per dare un timbro un po' retro, Bondi ribattezza le direzioni generali nel modo in cui si chiamavano un tempo questi compartimenti: «antichità» quella che era dei beni archeologici, «belle arti ed il paesaggio» al posto di qualità e tutela. Ma qui siamo alle spolverature. Il super-direttore che deve «valorizzare» l'arte del Bel paese per ora resta l'ex responsabile di McDonald's Italia Mario Resca. Discusso non per le sue capacità di manager ma perché senza nessuna competenza in materia. Sotto la lente d'ingrandimento c'è innanzi tutto il contestatissimo articolo 8, quello che assegnava al super-manager super-poteri (sui prestiti delle opere ad esempio) e la tutela che ha fatto arrabbiare, giustamente, esperti. In questa nuova versione, la poltrona non si chiama più «Direzione generale per i musei, le gallerie e la valorizzazione» ma «Direzione per la valorizzazione del patrimonio culturale». Maquillage a parte, il neo-direttore dovrà sincerarsi che quando «valorizza» qualcosa, dovrà sentire gli uffici periferici, cioè le soprintendenze, e non potrà fare tutto di testa sua. E la tutela va alla neobattezzata «direzione generale Belle arti e Paesaggio», cioè al braccio a cui fanno capo i soprintendenti. Un freno parziale è stato messo. Vero è che il discorso è più sfumato. Ora il super-direttore avrà sotto di sé anche parchi archeologici, biblioteche, qualunque cosa sia del ministero. In più potrà far conoscere il «patrimonio nazionale» in Italia e all'estero tramite «campagne di informazione». Potrà far pubblicità, in sostanza, ma dovrà farlo insieme agli «uffici periferici», cioè alle soprintendenze e alle direzioni regionali. C'è però un fatto curioso: «Le campagne informative possono riguardare anche istituti e luoghi della cultura pertinenti ad altri soggetti, pubblici o privati», dice la nuova versione del testo. E quindi: una persona in un posto chiave ai vertici dell'apparato statale potrà impostare campagne pubblicitarie all'estero anche per, ad esempio, Comuni e cittadini privati. Poi c'è un altro aspetto che al momento non appare chiarissimo: se un privato vuole un dipinto per una organizzare una mostra, se il quadro è in una collezione statale dovrà chiedere il permesso al super-direttore, altrimenti alla soprintendenza locale?