EDIFICARE nelle aree libere destinate a verde pubblico mai realizzato e abbattere gli edifici degradati delle periferie (case popolari) per ricostruire residenze ex novo (aumentando però le volumetrie). È questa la ricetta dellassessore allUrbanistica del Comune Carlo Masseroli per risolvere, almeno in parte, il problema della casa a Milano. «Se vogliamo rendere la città più attrattiva per i giovani cè bisogno di più case in affitto», sintetizza. «Abbiamo bisogno di 20mila alloggi - specifica lassessore alla Casa Gianni Verga-. La lista dattesa per le case popolari oggi è di l8mila persone ma è destinata a crescere. Bisogna dare ai cittadini delle risposte, e bisogna farlo in tempi brevi». Il piano di densificazione della città della giunta Moratti, che puntaallaumento di 700mila abitanti nei prossimi ventanni, procede a passi spediti. Da un lato cè la delibera che prevede linnalzamento dellindice di edificabilità da 0,65 a 1 metro quadrato di costruito per metro quadrato di terreno - che ha generato un centinaio di emendamenti che saranno discussi a partire da domani in consiglio comunale - dallaltro il progetto di trasformare aree degradate in residenze a prezzi calmierati pervenire incontro alle fasce più deboli, ma anche per riempire gli ultimi vuoti rimasti in città, fazzoletti di territorio che invece di diventare parchi saranno palazzi. Unoperazione immobiliare, fatta coni privati, che punta ad aumentare lofferta di case e a rilanciare il mercato in un momento di stallo. E che si sviluppa su due fronti. Il primo: cambiare la destinazione duso delle cosiddette "aree standard a vincolo decaduto" per costruire residenze inhousing sociale. Per farlo è però necessario cambiare la destinazione duso di tutte quelle porzioni di territorio che il Piano regolatore del 1980 ha vincolato a funzioni pubbliche, come giardini o scuole, ma che nessuno ha mai realizzato (né il Comune né i privati). Lì nessuno, stante le regole attuali, ci può costruire sempre. «Abbiamo chiesto alla Regione di modificare la legge 12, togliendo il vincolo di "non edificabilità" in quelle aree dove negli anni non è mai stato fatto niente e, nella maggior parte dei casi, sono diventate terra di nessuno», spiega Masseroli, intervenuto al convegno organizzato da Assimpredil, lassociazione che riunisce i costruttori italiani, sulle politiche della casa. Il progetto, ancora in via di definizione, se dovesse andare in porto darebbe la possibilità di costruire su 9 milioni 223mila metri quadrati di superficie ancora liberi. Di questi, più della metà, avrebbero dovuto diventare una zona verde (oltre 6 milioni), mentre un domani potrebbero ospitare nuovi edifici. I privati, che finora hanno avuto aree che non valevano quasi niente, si ritroverebbero automaticamente con un valore. Il secondo strumento: incentivare i privati a riqualificare le case popolari delle periferie che oggi cadono a pezzi, costruendo nuove residenze. Per farlo Masseroli è pronto ad aumentare lindice di edificabilitàin queste zone in modo da dare agli imprenditori un margine di guadagno. »Loperazione deve essere economicamente sostenibile-spiega- Per questo se una banca o un fondo decide di impegnarsi in questa partita riceverà in cambio un po di volumetrie in più che potrà realizzare anche in altre zone della città». Loperazione funzionerebbe così: il privato mette a disposizione nuovi appartamenti per gli inquilini Aler, ma allo stesso prezzo. Quando tutti si sono trasferiti il privato abbatte lo stabile e lo ricostruisce, avendo a disposizione un maggiore indice di edificabilità che potrà utilizzare anche altrove. Ma un metro quadrato a Baggio non corrisponde a un metro quadrato in Montenapoleone. La strada verso la riqualificazione è dunque tracciata. E passa per lincremento degli indici di edificabilità e la densificazione abitativa là dove è possibile. In particolare, stando ai dati di Assimpredil che ieri ha lanciato un appello al governo perché vengano ridotte «le imposte sulla fase di produzione che incidono del 30», i metri quadrati ancora a disposizione a Milano sono oltre 15 milioni. Ai 9 milioni di aree standard a vincolo decaduto, si aggiungono 4 milioni di metri quadrati di aree private di riqualificazione urbanistica, un milioni di scali ferroviari dismessi, quasi 700mila di aree industriali dismesse, 400mila di aree destinate a servizi tecnologici mai realizzati e 200mila di progetti di housing sociale in corso. In tutto si potrebbero realizzare nuove case per quasi 160mila nuovi residenti.