Vincolo architettonico sì, ma parziale e limitato esclusivamente alla facciata dell'edificio. Potrebbe essere questa la soluzione individuata dalla Soprintendenza ai Beni culturali per tutelare Villa Rosa, l'edificio neoclassico di via Ruggero Manna. Edificio attualmente di proprietà della ditta «Socredil» di San Dorligo, che non ha mai fatto mistero di volerlo demolire per far posto ad condominio a più piani. Proprio per scongiurare l'intervento delle ruspe il 15 aprile scorso, ultimo giorno utile per evitare l'abbattimento dell'ex sede della Glasbena Matica, la Soprintendenza aveva depositato in Comune un atto di inibizione per bloccare l'iter autorizzativo. Un salvataggio in extremis, dall'efficacia però solo temporanea. Per eliminare definitivamente lo spauracchio della demolizione, infatti, a quel provvedimento avrebbe dovuto seguire l'imposizione di un vincolo architettonico. A pochi giorni dalla scadenza dei termini per l'emanazione del provvedimento di tutela, il tanto atteso vincolo sarebbe praticamente pronto. Ma, secondo indiscrezioni circolate con insistenza in questi giorni, non andrebbe a interessare l'intero palazzo edificato nel 1822, bensì soltanto la facciata. E il timore dei tanti cittadini scesi in campo negli ultimi mesi a difesa di Villa Rosa è che quest'ipotesi possa consentire alla ditta di snaturare l'aspetto del gioiello neoclassico e fare tabula rasa dei preziosi fregi e affreschi custoditi all'interno, già pesantemente compromessi in passato. «A sette mesi di distanza dalla firma dell'atto di inibizione e alla vigilia della scadenza dei termini per il vincolo - afferma il capogruppo del Pd in consiglio comunale Fabio Omero - si sta profilando nuovamente il rischio di un pesante intervento edilizio. Sembra infatti che la soluzione sia quella di vincolare solo la facciata, inglobandola nella costruzione di un condominio di cinque piani con una scelta progettutale e culturale più adatta a Las Vegas che a Trieste. Per questo - conclude Omero -, come già fatto in passato, rivolgo un appello al sindaco e al direttore generale per i Beni culturali, affinchè la villa e il parco siano salvati una volta per tutte da queste "furbizie edilizie"». Dalla Direzione regionale, tuttavia, non arrivano nè smentite nè conferme alla indiscrezioni. «Quella di Villa Rosa è una partita seguita direttamente dalla Soprintendenza per i Beni arichettonici - spiega il direttore Roberto Di Paola -. È l'architetto Gugliemo Monti, quindi, ad essere direttamente coinvolto nel merito della vicenda. Al momento io non so se si stia pensando ad un'ipotesi di vincolo parziale. Ricordo però che molti dei fregi e degli affreschi dell'edificio sono stati pesantemente compromessi in passato. E qualcosa che non esiste più, di fatto, non può essere vincolato». Sul destino di Villa Rosa si sono mossi nei giorni scorsi anche alcuni residenti di via Manna, che hanno dato vita ad un comitato per la difesa dell'edificio. «Purtroppo però - riferiscono - non abbiamo avuto alcuna risposta. Ci è stato sempre risposto che "non abbiamo alcun titolo" per seguire l'iter e conoscerne gli sviluppi. Come se abitare vicino alla villa e averne a cuore la salvaguardia non contasse assolutamente nulla». Non ottenendo risposte dagli uffici di piazza Libertà, qualcuno ha provato anche a rivolgersi al Comune. Anche in questo caso, però, le ricerche si sono rivelate vane. «Al momento su Villa Rosa non esiste ancora niente di ufficiale - riferisce Carlo Tosolini, responsabile dell'Area pianificazione territoriale -. Dalla Soprintendenza non ci sono arrivate indicazioni formali. Posso quindi confermare l'imminente scadenza dei termini per l'imposizione del vincolo ma non la possibilità che si arrivi ad un vincolo parziale. Soluzione che, comunque, potrebbe assicurare lo stesso la tutela dell'edificio. Vincolare la facciata, di fatto, significa vietare la demolizione l'immobile. Al massimo lo si potrà svuotare e sottoporre ad un "toelettura" complessiva, ma certamente non stravolgere del tutto».