La figura del soprintendente celebrata in un convegno che si è svolto a Verona La figlia Pia: «È frequentato da studiosi e ho contatti con il Politecnico di Milano» Ricordare Pietro Gazzola nel centenario della nascita ma, soprattutto, attualizzare - e tenere presenti - i suoi insegnamenti. E' stato questo lo spirito del convegno dal titolo «Piero Gazzola, una strategia per i beni architettonici nel secondo Novecento. Conoscenza, tutela e valorizzazione nel contesto italiano e internazionale», che si è svolto lo scorso fine settimana a Verona, presenti i maggiori studiosi italiani di restauro e conservazione dei beni monumentali. Soddisfazione è stata espressa dalla figlia di Gazzola, Pia, artista e presidente dell'Archivio Piero Gazzola, che ha sede a Negrar. «L'aspetto che senz'altro emerge nell'attività di mio padre è il coinvolgimento dal lato umano», ricorda. «Ci sono testimonianze, episodi molto importanti, ad esempio nella ricostruzione del ponte di Castelvecchio dopo la guerra, in cui è uscito dal ruolo di semplice funzionario e ha preso posizione. Per non parlare dell'impegno in difesa del paesaggio non solo a Verona, ma anche in Valpolicella in molte occasioni». L'archivio che raccoglie centinaia di volumi e studi del soprintendente Gazzola è molto frequentato: «Negli ultimi tempi sono venuti a consultarlo numerosi studiosi, laureandi e dottorandi e vedo che si stanno aprendo diversi contatti, primo fra tutti quello con il Politecnico di Milano. E' necessario cominciare il progetto di catalogazione di tutti i documenti e dei testi», conclude Pia Gazzola. Così Francesco Quintarelli, sindaco di Negrar ai tempi in cui Gazzola portava avanti le sue battaglie di salvaguardia, ricorda il soprintendente: «Innamorato della Valpolicella, ne divenne il mastino custode più geloso», ricorda. «Il minimo pericolo ambientale, stilistico, archeologico, artistico lo metteva in allarme e in vigilante cura, e non solo per dovere di competenza, essendo l'unico titolare della difesa delle situazioni esistenti, ma per passione e convinzione di entusiasta. Bastava la tinta di un edificio a farlo intervenire appassionatamente. A San Vito volle e eseguì il restauro del campanile millenario, restituendolo alla freschezza di linee e di stile, che ne fanno monumento di singolare purezza romanica. Funzionalità edilizia ma anche simbolica: per questo volle la sua tomba al cimitero di Negrar in nude lastre di pietra grezza, erette e distanziate quasi a rievocare un preistorico, austero e misterioso menhir. Forse è questo il messaggio che, dopo lunghe battaglie per salvaguardare natura, paesaggio, arte e simboli di storia e tradizione, vuole perpetuare in voce muta dal suo semplice mausoleo». Gazzola, secondo Quintarelli, «è stato un tecnico di alto livello, soprintendente per Verona, Mantova,Vicenza e Rovigo, territorio non di una provincia, ma di una regione ad alta densità di giacimenti artistici e bellezze naturali. Fu tra i più autorevoli direttori generali del ministero e a Verona si impegnò nella ricostruzione del Ponte Castelvecchio e del Ponte Pietra, fatti crollare dall'esercito tedesco in fuga. La sola passione e competenza nel recuperare i pezzi dispersi e ricomporre i monumenti bastano a farne un artista di fama mondiale». G.G.