POTENZA - Si sono avvalsi della facoltà di non rispondere i 17 dipendenti della Soprintendenza Archeologica della Basilicata colpiti, 5 giorni fa, da misure cautelari per assenteismo e interrogati ieri dal gip del Tribunale di Potenza, Gerardina Romaniello. Al momento uno di loro, Gerardo Passerella, è ai domiciliari, gli altri 16 sono stati sospesi dal servizio. Passarella, difeso dall'avvocato Chiriaco, ha fatto ricorso al Tribunale del riesame. L'udienza è fissata per il 9 marzo prossimo. Gli indagati (in totale 23) sono accusati di essersi assentati sistematicamente dall'ufficio, facendo timbrare il cartellino dai colleghi. L'inchiesta per falso ideologico e truffa è stata condotta dal pm di Potenza Woodcock e dai carabinieri del nucleo tutela del patrimonio culturale. Per tutti l'accusa è: concorso in falsità ideologica e truffa aggravata. Secondo la ricostruzione dei fatti, avrebbero avviato tra loro un 'costante scambio di favori. L'intento: vidimare i cartellini di presenza per allontanarsi dall'ufficio, risultando ugualmente e regolarmente al proprio posto. Avviata l'inchiesta dal pm potentino è stata subito affidata ai carabinieri del Nucleo barese che hanno attivato una serie di indagini ad hoc. In particolare è stato realizzato un sistema di monitoraggio. Tre i punti di osservazione particolareggiata: tutti intorno alla Soprintendenza archeologica lucana (che ha sede nel capoluogo di regione). In questo modo ogni movimento di entrata e di uscita dagli uffici, ma anche dal parcheggio adiacente è stato opportunamente registrato e filmato con telecamere posizionate sulla struttura. Ascoltati in prima istanza gli indagati hanno subito negato gli addebiti o, in alternativa, hanno fornito giustificazioni non considerate valide dagli inquirenti, circa gli accertamenti effettuati. Le scuse adottate vanno dal malore ai problemi gravi in famiglia, ma c'è anche chi ha dovuto rispondere alla convocazione dai professori dei figli.