II Ministero per i Beni Culturali rimuoverà al più presto due targhe apposte al secondo piano del Vittoriano dall'allora ministro Giovanna Melandri. E' quanto ha fatto sapere il sottosegretario per i Beni Culturali Nicola Bono rispondendo alla Camera ad un'interrogazione parlamentare presentata dagli onorevoli Buontempo e Muratori. «Il Ministero era orientato in questo senso già da prima, l'interrogazione è arrivata in corso d'opera e non è che la formalizzazione di una discussione già in atto, sostenuta da una serie di richieste inoltrate da parte di tantissimi privati» puntualizza Bono. Scandalizzati tutti, pare, dalla non utilità di queste targhe che, secondo Buontempo e Muratori «danno il benvenuto al monumento senza dare informazioni storico-artistiche su di esso ma decantando la vista ed elogiando l'opera del governo che a suo tempo tenne a battesimo la riapertura del Vittoriano». Pura «autocelebrazione» anche secondo l'onorevole Bono: «Le informazioni di queste targhe nulla dicono delle ragioni storiche del monumento rischiando anche di banalizzarlo». Sono anche abbastanza grandi, dice Bono. «Almeno un metro. E sono di cristallo, attaccate al muro grazie a 4 perni di sostegno in ottone». Fa sapere il sottosegretario che «rimuoverle non provocherà alcun danno». Ma è cosa necessaria per una questione «pedagogica». Il fatto che le targhe contengano la firma del precedente ministro può, come dire, indurre in tentazione e per l'onorevole Bono è una questione, magari non di fondamentale importanza, chiamiamola minore, ma che, in prospettiva, pone invece «un problema di principio». «Mi preoccupa il domani -puntualizza Bono - altri titolari del Dicastero potrebbero fare altrettanto a titolo emulativo per immortalare il proprio nome all'interno dell'Altare della Patria. Di questo passo, teoricamente, si potrebbero collocare pannelli, targhe e altre testimonianze scritte del passaggio ai Beni Culturali di tanti autorevoli Ministri riducendo il Vittoriano a luogo deputato a testimoniare non la memoria di tutti i caduti della Patria ma la vanità di chi temporaneamente ha avuto la responsabilità politica sia della sua tutela che della sua gestione».