Nel fronteggiarsi di discordi opinioni nel piccolo mondo dei beni culturali, due argomenti hanno avuto nelle ultime settimane particolare risonanza. Lopinione di concedere «in affitto» beni culturali, fatta salva la sicurezza di conservazione degli stessi, propone come contropartita un canone: che potrà essere versato a ristoro delle casse, esangui, dei musei concedenti. La proposta, se messa in atto, andrà a beneficio di coloro che, oltre a possedere già un livello di sensibilità tale da richiedere per sé un bene culturale, saranno in grado, per censo, di corrispondere il canone «di affitto». Non siamo a conoscenza dei tabulati Irpef: ma non sarà azzardato ipotizzare che coloro che uniscono in sé ambedue i requisiti non si contano in milioni. Ne conseguirebbe, verificata lipotesi, che, per quanto alto possa essere il canone richiesto, le entrate avantaggio dei musei concedenti non potrebbero essere particolarmente rilevanti. Sappiamo tutti, invece, che numerosi, e non sempre insignificanti, beni culturali sono conservati nei magazzini: e che, ogni giorno, gli scavi archeologici in corso in tutta Italia incrementano quella già rilevante quantità. Lindisponibilità alla pubblica, estesa fruizione dei beni culturali «immagazzinati» è diretta conseguenza della saturazione dei musei che sono ancora aperti alle visite, finché saranno attive numericamente congrue risorse professionali addette alla vigilanza. In una congiuntura di crisi, come lattuale, un ampio programma di opere pubbliche, coinvolgente Stato, Regioni, enti locali, destinate alla costruzione e al funzionamento di nuovi musei potrebbe sia agire da leva produttiva sia risolvere il sovraffollamento dei magazzini. E, da non dimenticare, costituire premessa per unoccupazione conseguente, una volta che siano a regime i nuovi musei. Si è visto come il Museo archeologico dei Campi Flegrei, in via di completamento, espone in maniera esclusiva sia opere, non infime, finora conservate nei magazzini del Museo archeologico nazionale di Napoli, sia altre di recentissima scoperta a seguito di scavi archeologici. Questo esempio concreto si ritiene essere prova tecnica della sostenibilità della proposta che qui si espone: la quale, al minimo, pone nella disponibilità di tutti, e non solo di pochi, beni culturali finora per necessità tenuti nascosti. Eprevedibile almeno unobiezione: un programma del genere, necessitante di significative risorse finanziarie, si presenta complesso, ad esempio, nella localizzazione dei nuovi musei; nellaccordo tra gli enti; nellassicurare risorse professionali per la pubblica fruizione. Ebbene, impostare, seguire, assicurare le procedure, stringere i necessari accordi, organizzare azioni di sensibilizzazione e di comunicazione, superare le difficoltà relative al reclutamento, alla formazione, al garantire il compenso dei nuovi necessari operatori museali, impostare «filiere» produttive originaritesi dai nuovi musei: sembrano proprio azioni manageriali. Per affrontare e realizzare le quali non serve né uno storico dellarte né un archeologo ma un vero e sperimentato manager. Nell armonizzare realtà istituzionali differenti fra loro, nellottimizzare luso delle risorse, nellapplicare le procedure vigenti per raggiungere lobiettivo (che ovviamente discende dalla volontà del legislatore) un manager sperimentato si troverà valorizzato e determinante, e non soggetto a contrastanti giudizi da parte dei ben-culturalisti. Come si è invece riscontrato se allo stesso manager si volesse dare il compito di assicurare la valorizzazione dei musei esistenti. Si è sicuri che sia necessario un «bocconiano» per valutare concretamente la sommessa proposta qui schematicamente avanzata. Ci si augura che qualcuno di essi ci si cimenti.
Consigli ai manager salva-musei
In un articolo di giornale, viene proposta l'idea di concedere in affitto beni culturali, con un canone da versare a ristoro delle casse dei musei. Questa proposta potrebbe beneficiare di coloro che possiedono beni culturali e hanno il mezzo finanziario per corrispondere il canone. Tuttavia, le entrate derivanti da questo canone potrebbero non essere particolarmente rilevanti. Inoltre, molti beni culturali sono conservati nei magazzini e la loro disponibilità è limitata a causa del sovraffollamento dei musei. Un programma di costruzione di nuovi musei potrebbe risolvere questo problema e creare occupazione.
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