BRIENNO Novant'anni fa, in piena guerra mondiale, tutto era pronto per far saltare in aria la vecchia galleria di Brienno e interrompere il passaggio di qualsiasi mezzo lungo la Regina. A quei tempi, infatti, l'unico collegamento era rappresentato dalla strada che tuttora attraversa il vecchio nucleo e con una galleria oltrepassa lo sperone roccioso del Puncet alla sommità del quale si trova la chiesa della Madonna delle Grazie. Lo scoppio della santabarbara avrebbe determinato l'isolamento dei due tronconi della dorsale occidentale del Lago di Como. Non solo, per maggiore sicurezza a Dizzasco e tra Argegno e Colonno erano stati ideati altri pozzi con all'interno cariche di esplosivo, il primo per interrompere la Valle d'Intelvi, il secondo per provocare un'ostruzione in prossimità delle Camogge. La differenza fra le tre postazioni, tutte rientranti nel grande piano della Linea Cadorna, sta nel fatto che quella di Brienno è conservata nella sua eccezionale integrità mentre le altre sono state demolite a seguito di lavori di allargamento delle strade eseguiti in epoche più vicine alla nostra. Il presidio di Brienno era unico nel suo genere in tutto l'arco della Linea Cadorna estesa dal Lago Maggiore alla Valtellina con lo scopo di costituire una barriera contro la possibile invasione della Pianura Padana da parte degli austriaci, passando per la Svizzera. A mettere in luce il valore storico e l'interesse architettonico, seppur confinato all'ambito militare, scende in campo il ricercatoreescursionista Orlando Chiari, un milanese che ha casa a Loveno di Menaggio e ha percorso in lungo e in largo le montagne lariane insieme a un altro appassionato, Fermo Teodoro Buzzi di Bene Lario, scomparso pochi mesi fa. Chiari è l'autore del libro «Le mie montagne», con presentazione del giornalista Rai Paolo Pardini, dedicato in larga parte alla riscoperta delle fortificazioni disseminate sulle montagne della sponda occidentale del Lago di Como. Uno dei capitoli, tra i più documentati, è riferito proprio alle gallerie di Brienno scavate nella montagna, non visibili dall'esterno, se non per la presenza di alcuni cancelli di accesso, ma conservate con rigore tanto più che il comune un po' di anni or sono aveva installato un primo parziale impianto di illuminazione. Uno dei problemi che durante la Grande guerra si era presentato al comando dell'esercito italiano nella costruzione della Linea Cadorna era stato proprio quello della via Regina che tra Cernobbio e Menaggio era difficile da tenere sotto controllo a causa dei ripidi versanti e della presenza di almeno due vie di accesso, una aperta su Porlezza e il Ceresio e l'altra sulla Valle d'Intelvi. Si era così affermato il progetto, poi attuato, dei pozzi da mina che attraverso l'esplosione avrebbero interrotto irrimediabilmente il tracciato. «Sull'androne di accesso al sistema difensivo di Brienno - dice Orlando Chiari - c'è incisa la data del 1917, anno di costruzione delle gallerie all'interno delle quali ci sono sei pozzi. Le volte, in mattoni, sono molto ben conservate con un sistema di interscambio dell'aria con l'esterno. Al pozzo 6 ci sono perfino una cisterna per la raccolta dell'acqua e un magazzino che all'occorrenza avrebbe potuto essere utilizzato per il ricovero della truppa. I muri della santabarbara, cuore del sistema, erano stati interamente catramati per impedire il deterioramento dell'esplosivo a causa dell'umidità, un'opera ragguardevole quasi del tutto sconosciuta che a giusta ragione potrebbe essere aperta alle visite soprattutto delle scuole, testimonianza di un'epoca e pagina significativa della storia d'Italia».
Brienno - Volevano far saltare per aria la galleria
Novant'anni fa, la galleria di Brienno era pronta per essere scatenata per interrompere il passaggio di qualsiasi mezzo lungo la Regina. La galleria era stata scavata nella montagna per proteggere il passaggio della Linea Cadorna, una barriera contro la possibile invasione della Pianura Padana. La galleria era unica nel suo genere in tutto l'arco della Linea Cadorna. Il presidio di Brienno era stato costruito per costituire una barriera contro la possibile invasione degli austriaci. La galleria era stata scavata con rigore e conservata con cura, con un sistema di interscambio dell'aria con l'esterno.
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