Non sono neanche due settimane che il ministero dei Beni culturali ha annunciato, dopo una trattativa andata avanti un biennio, di aver concluso laccordo con il museum ofArt di Cleveland perla restituzione di una serie di opere che appartengono allItalia. Per unintesa raggiunta - e che segue quelle con il Getty di Los Angeles, con il Metropolitan di New York, con il Princeton museum e con il Fine arts museum di Boston - unaltra sembra, invece, essersi arenata. È quella con il Ny Carlsberg Glyptotek di Copenhagen. A marzo laccordo era stato dato per imminente. E, invece, ancora nulla. Nonostante le pressioni della stessa stampa danese. Agli atti. Anche la trattativa con la Danimarca va avanti da tempo e, come nelle altre situazioni, procede parallelamente allinchiesta giudiziaria aperta dalla procura di Roma per accertare eventuali responsabilità nellacquisto delle opere sul mercato clandestino. Il Pm romano Paolo Giorgio Ferri ha, tra laltro, ricevuto dal Governo danese le carte che proverebbero una serie di contatti avvenuti negli anni tra i direttori del Carlsberg e alcuni trafficanti darte, come Robert Hecht e Giacomo Medici. Tutto sembrava, dunque, procedere per il meglio - con assicurazioni da parte italiana, così come è avvenuto nelle agli altri casi, di prestiti di opere a fronte della restituzione di almeno parte delle decine di reperti usciti illegalmente dal nostro Paese - ma dopo gli annunci primaverili, è calato il silenzio. Lo stallo sembrerebbe imputabile a un cambiamento di atteggiamento del ministero, che non sembra più orientato a spingere sulla restituzione delle opere, ma a privilegiare gli accordi culturali. 1977.Alcuni dei documenti acquisiti dalla procura di Roma e relativi al procedimento per il recupero di reperti italiani che il museo danese Ny Carslberg Glyptotek ha acquistato sul mercato clandestino 1976.Giacomo Medici, un trafficante darte poi condannato in Italia a dieci anni di reclusione, scrive al Ny Carslberg, Glyptotek di Copenhagen e parla di 4 casse di materiale che da Ginevra, via corriere, sono state spedite al museo. Nella lettera chiede di non inviare denaro in Italia e fornisce, al riguardo, un indirizzo di Ginevra. Allinterno di via del Collegio Romano, infatti, si sta facendo largo la posizione minoritaria sotto gli ex ministri Rocco Buttiglione e Francesco Rutelli - che le opere, pur in presenza di prove che ne confermano la provenienza illecita, possono restare dove si trovano. Tranne per alcuni preziosi e famosi reperti - è questa una delle motivazioni dellatteggiamento conservativo - si tratterebbe, infatti, di far rientrare in Italia beni che finirebbero affastellati in qualche deposito. Posizione che, ovviamente, non può che far piacere al Carlsberg, che così non deve privarsi dei reperti contestati. Ma che costituirebbe un serio precedente. Per esempio, nellanalogo contenzioso che il nostro Paese ha con la Gran Bretagna, alla quale ha chiesto di riavere indietro circa mille opere sospette appartenenti alla collezione Symes e che ora rischiano di finire allasta. Oltretutto, si finirebbe per usare due pesi e due misure: rigidi con gli statunitensi, più morbidi con gli europei.