«Mercatini» sempre più invadenti, spesso senza autorizzazione», La vista del Colosseo tra una maglietta di Totti e un dozzinale calco in gesso. O quella di piazza San Marco tra cappellini da gondoliere e decine di variopinte cartoline della Serenissima. I nostri monumenti si stagliano tra bancarelle, chioschetti, banchetti improvvisati che ne offuscano la vista. E quel che è peggio, molti di quegli ambulanti sono abusivi. Ma autorizzati o meno, la sostanza non cambia: la cornice di chiese e palazzi depoca, musei e piazze è disegnata da venditori di souvenir, magliette, cappellini, frutta, panini, bibite. A novembre 2007 lallora ministro dei Beni culturali, Francesco Rutelli, con una direttiva chiese ai soprintendenti di attivarsi, in accordo con le amministrazioni comunali, per ridurre il degrado. Un appello caduto nel vuoto, visto che il fenomeno della bancarella selvaggia continua imperterrito. E visto che nello stesso ministero nessuno si è preoccupato di verificare lapplicazione di quella direttiva. Complice anche il cambio di ministri. Questo non vuol dire che a livello locale non si sia consci del problema e, seppure con notevoli sforzi, non si stia tentando di porvi un argine. Lo Si sta cercando di fare a Caserta. La Reggia è stata da sempre vetrina per le mercanzie più varie, esposte addirittura nei porticati interni del palazzo. Tutto alla luce del sole e tutto senza autorizzazione: labusivismo domina, infatti, incontrastato. In passato ci si era assuefatti al fenomeno. Ora, grazie a una più stretta collaborazione tra soprintendenza e prefettura, le Forze dellordine, quando sollecitate, intervengono immediatamente e fanno sgombrare gli abusivi. Che poco dopo, però, si ripresentano. Situazione critica anche a Roma. Nel Municipio I, che include il centro storico, sono 183 le autorizzazioni rilasciate per il commercio in area pubblica. Di queste, la maggiore concentrazione si trova lungo lasse Piazza Venezia-Fori romani-Colosseo, dove si addensa circa un quarto delle bancarelle regolari (41). Anche qui labusivismo è di casa: secondo i riscontri della polizia municipale, i venditori irregolari toccano picchi di 500-600 unità. Da gennaio a ottobre 2008 ci sono stati 14mila sequestri (22 su base annua) con oltre 530mila prodotti ritirati. «Le aree più colpite dallabusivismo - spiega Carlo Buttarelli, comandante del 1 gruppo-Centro storico - sono proprio quelle di maggiore pregio artistico-monumentale, come Colosseo e Fontana di Trevi». Le irregolarità non riguardano però soltanto gli abusivi. Esistono anche gli "abusi" di chi è in regola. A denunciarli è Federica Galloni, soprintendente per i beni architettonici e il paesaggio di Roma: «Gli autorizzati si allargano: una volta piazzati montano banchi anche di quattro metri quadrati, con maglie e souvenir appesi ovunque. Occorre condividere un piano per il commercio in aree pubbliche e distribuire le soste in modo da non offendere le linee visuali dei monumenti». Nel XVII municipio di Roma, che comprende il Vaticano, sono invece autorizzate 124 bancarelle. « Abbiamo appena presentato al comune - afferma Antonella De Giusti, presidente del municipio - un dossier sulle vendite in areapubblica: 5U93 postazioni osservate intorno a San Pietro, 55 sono in contrasto col Codice della strada e 47.con il Codice dei beni culturali. Alcune con entrambi». Le armi per contrastare queste situazioni risultano spesso spuntate. Nel Lazio, ad esempio, esiste una legge regionale (la 331999) che stabilisce il "principio di equivalenza": ovvero che in caso di revoca di una licenza «in aree di valore archeologico, storico, artistico e ambientale», loperatore ha diritto a ottenere «un altro posteggio equivalente». Ma come si fa a trovare qualcosa di equivalente agli spazi davanti ai Fori imperiali? Diverso il caso di Venezia, dove lamministrazione comunale ha adottato lo scorso anno il piano del commercio su aree pubbliche, operativo da giugno. «In accordo con il Comune - spiega Renata Codello, soprintendente per Venezia e Laguna - si è effettuato un censimento dei banchetti in centro. Un impegno necessario perché in una città dalle vie strette, come Venezia, i banchetti fuori norma tagliano la visuale su edifici storici e paesaggio». A Firenze non ci sono più bancarelle autorizzate in piazza Duomo, né sotto Palazzo Vecchio, mentre resistono quattro banchi in piazza della Repubblica. Il consiglio comunale ha approvato lo scorso luglio il nuovo regolamento per il commercio in area pubblica, il quale prevede, tra laltro, che articoli come magliette e accessori sportivi, bandiere e stendardi, non possano più essere esposti verso lesterno delle bancarelle. Cristina Acidini, soprintendente per il Polo museale fiorentino, pone, però, laccento sul piazzale degli Uffizi: «Ci sono attività ambulanti e spettacoli di strada autorizzati e no. Si creano interferenze sul paesaggio, ma la soprintendenza può fare poco».