Giustizia. Il 60 sono strutture di oltre un secolo - Alfano: costruire è l'unica soluzione al sovraffollamento, la gestione resta allo Stato Il Governo rilancia l'idea di cedere gli edifici storici in cambio di prigioni moderne IL TETTO DEI 70MILA Ionta (Dap): basta ragionare in termini di emergenza, anche in Italia va considerato fisiologico un sistema di 60-70mila detenuti Ucciardone, Regina Coeli, San Vittore: tre prigioni d'epoca, nel cuore di Palermo, Roma, Milano. Tre simboli del patrimonio penitenziario italiano (205 istituti) rappresentato, per il 60, da castelli, fortezze, conventi, palazzi antichi e colate di cemento risalenti a più di un secolo fa e, nel 20 dei casi, costruiti addirittura tra il 1200 e il 1500. Prigioni-sanguisughe, perché succhiano soldi all'Amministrazione penitenziaria nell'inutile tentativo di adattarle agli standard minimi stabiliti da leggi e regolamenti. Prigioni sovraffollate, con alti tassi di autolesionismo e di aggressività. Bisogna "liberarle", dicono da tempo gli addetti ai lavori, e investire su nuove strutture. Il Governo, allora, rilancia l'idea di cederle a privati, che in cambio potrebbero finanziare la malmessa edilizia penitenziaria con la costruzione di prigioni più moderne o con l'ampliamento di quelle esistenti. Insomma, se l'Ucciardone, Regina Coeli, San Vittore non diventeranno mai carceri a cinque stelle, potrebbero sempre diventare alberghi a cinque stelle. Al di là di un possibile "scambio", il Governo considera strategico il coinvolgimento dei privati, «non nella gestione precisa il ministro della Giustizia Angelino Alfano ma nella costruzione di nuove carceri, che è l'unica soluzione al problema del sovraffollamento». Non ci sono alternative, aggiunge, confermando indirettamente che il Governo non pensa a misure deflattive della popolazione carceraria. Del resto, ieri il capo del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria (Dap), Franco Ionta, invitava a non ragionare più in termini di emergenza perché anche in Italia va considerato «fisiologico» un sistema di 60-70mila detenuti. A questa soglia, però, si potrebbe arrivare già a fine 2009; ben prima, quindi, del tempo necessario per costruire altre prigioni o ampliare quelle esistenti. Peraltro, il nuovo "parco-carceri" potrà funzionare solo se dotato del personale necessario e, tra l'altro, la Finanziaria ha appena ridotto del 30 gli stanziamenti per la macchina penitenziaria. I ministeri della Giustizia, delle Infrastrutture e dei Beni culturali hanno già avviato consultazioni. Quasi tutte le carceri d'epoca, infatti, sono sottoposte a una serie di vincoli: all'Ucciardone sono tutelati persino gli alberi e le sbarre delle finestre, tant'è che quando si è deciso di utilizzare un'ala del carcere per ampliare la caserma, la Sovrintendenza ha vietato di toglierle. I vincoli rendono meno appetibili queste prigioni e ne ostacolano la ristrutturazione, tant'è che il Dap, in un rapporto del maggio scorso, dice che «non sono adattabili alle prescrizioni del regolamento penitenziato vigente». Nello stesso rapporto segnala, peraltro, che «solo il 16 dei posti detentivi disponibili» (43.262 a fine 2007) è a norma e che per mettere in regola gli altri occorrono 400 milioni di euro. Ieri Alfano ha fatto sapere che nelle prossime settimane valuterà con il ministero delle Infrastrutture lo stato dell'arte per decidere «dove intervenire, per fare le scelte più efficaci». Intanto, però, ogni mese entrano in carcere 800 nuovi detenuti e la tensione aumenta: a novembre 2008 si contavano 202 aggressioni nei confronti dei poliziotti (154 nel 2007; 145 nel 2006; 143 nel 2005) e il dato allarma il Governo, in vista della prossima estate. In base ai lavori già avviati (sempre che ci sia la copertura finanziaria per completarli), il Dap prevede che la capienza "tollerabile" (oggi di 63.568 posti) aumenterà di 9mila unità a fine 2010, ma ciò significa che bisognerà anche aumentare di almeno 5mila unità il personale penitenziario. E i soldi non ci sono. Non a caso, il rapporto concludeva: «Pur essendo indispensabili grossi interventi economici nell'edilizia penitenziaria, il problema del sovraffollamento carcerario non può trovare esclusiva risposta nello sviluppo dell'edilizia penitenziaria» sia perché mancano stanziamenti proporzionati alle esigenze legate al sovraffollamento sia «per i tempi lunghi di esecuzione dei lavori sia, ancora, per le risorse umane (personale) necessarie alla gestione delle nuove strutture».