ROMA Era ed è conosciuto come il metodo della «doppia ricetta». Alla Calcestruzzi spa era e, per i magistrati di Caltanissetta, continua a essere una pratica molto in voga. Era ed è un metodo che permette di risparmiare sui costi del cemento. E che ora mette paura. Perché, sempre secondo i pubblici ministeri, potrebbe coinvolgere la «stabilità strutturale» di alcune «opere pubbliche». E non solo. Il metodo della «doppia ricetta» è semplice. La prima è quella che formalizza il contratto con il ch'ente e che definisce la composizione del calcestruzzo. Si fìssa, cioè, la percentuale della miscela tra cemento e inerte. Il cemento costa, l'inerte non un granché. Allo stesso tempo si utilizza una seconda «ricetta» che prevede quantitativi minori di cemento. Il beneficio per la società che fornisce la materia prima è alto, come il danno di chi la utilizza. Il cliente paga, infatti, anche il cemento che non avrà mai. Conoscere tutte le vittime della «doppia ricetta» sarà un'impresa titanica. Il gruppo Calcestruzzi è il più grande d'Italia, ha in mano il 50 del mercato, ed è presente in tutto il territorio nazionale con 10 direzioni dì zona, 23 cave, 21 impianti di selezioni di inerti e 250 impianti di betonaggio. Che hanno pochissimi dipendenti (dai due ai cinque) ma che riescono a coprire tutta la penisola. Questo perché un impianto di calcestruzzo è conveniente se posto in un raggio di 150 chilometri dai lavori. Finora dagli accertamenti tecnici sono emerse irregolarità nel calcestruzzo fornito da impianti di betonaggio presenti in tutte le regióni. Dalla Sicilia, dove l'inchiesta e partita, si è arrivati alle opere di alta velocità ferroviaria Milano-Bologna, alla Roma-Napoli (terzo e quartolotto), al merrobus di Brescia, alla metro di Genova e, infine, al Passante autostradale di Mestre. Non solo. Qualche mese fa, quando l'inchiesta partì, la magistratura si fecalizzò anche sul nuovo palazzo della Provincia, di Milano, il nuovo ponte sul Po di San Rocco al Porto (Lodi) e la chiesa di San Paolo Apostolo a Pescara. Anche la Tav del tratto di Anagni finì sotto monitoraggio. Per la costruzione di quell'opera, scrissero i magistrati, fu fornito un tipo di calcestruzzo (il Rck 15) che richiedeva 270 chili di cemento per ogni metro cubo, ma che in realtà ne conteneva solo 150. Un esempio che è scuola. Questo nello specifico. In generale, secondo la procura, a rischio sarebbero anche molte nuove gallerie. Dove è più difficile verificare. Nei mesi scorsi, erano stati attivati controlli «a sorpresa». Questo perché ai periti si tendeva fornire campioni selezionati, presi per la maggior parte agli estremi del traforo, dove il calcestruzzo era «a posto», mentre le colate taroccate erano verso il centro. Il fatto che i magistrati abbiano perquisito la cementeria di Calusco D'Adda, nei pressi di Bergamo, forse la più grande d'Italia, pone anche un altro tipo di interrogativo. «Il calcestruzzo fornito dal gruppo - spiega Mauro Marchesi della Cgil - non serve solo per la realizzazione di opere pubbliche». Finisce anche per nella abitazioni dei privati.