Un paliotto del XV secolo riproduce il famoso dipinto «La Vergine delle rocce», all'epoca ancora sconosciuto varese Ultimo, imperdibile appuntamento questa settimana con l'opera a fascicoli «I Misteri di Varese», che dalla fine di ottobre ha tenuto compagnia ai lettori de La Provincia. Martedì sarà in edicola il numero 25, con la terza e conclusiva parte del capitolo dedicato agli Ufo, e nello specifico all'eccezionale caso del disco volante che, secondo le indiscrezioni, si sarebbe schiantato nei pressi di Vergiate il 13 giugno del 1933. velivoli futuristici In questo fascicolo si analizzano gli sbalorditivi progetti per la creazione di veri e propri dischi volanti realizzati da parte di ingegneri italiani, tedeschi, russi e americani dagli anni '30 in avanti. Molti di questi "velivoli non convenzionali" sembra che non siano mai divenuti realtà, come le famigerate V-7, le armi teleguidate naziste con cui i Tedeschi sognavano la vittoria della Seconda Guerra Mondiale, ma c'è chi sostiene il contrario. Comunque siano andate le cose, alcuni interrogativi sorgono spontanei pensando a quegli inquietanti progetti: cosa scatenò questa corsa alla realizzazione di dischi volanti? Da dove provenivano le conoscenze fisiche e ingegneristiche per la costruzione di tali avveniristici prototipi? Derivavano dallo studio di quel misterioso velivolo di provenienza ignota, forse addirittura extraterrestre, che, primo nella storia, si schiantò sul suolo terrestre nei pressi di Vergiate? Il fascicolo di mercoledì si occupa invece di un enigma legato all'arte. Presso il museo Baroffio del Sacro Monte di Varese, infatti, è conservata una tela molto particolare. Si tratta di un paliotto, ovvero un'opera figurativa ottenuta ricamando un'immagine su un tessuto imbottito, risalente alla metà del XV secolo. Il principale enigma che lo riguarda è dovuto alla presenza, su di esso, di una riproduzione del celebre dipinto di Leonardo Da Vinci dal titolo «La Vergine delle Rocce». Tale opera venne realizzata da Leonardo in due versioni, la prima delle quali non fu mai esposta pubblicamente se non nel 1625. Come ha potuto, quindi, l'autore del paliotto del Sacro Monte (peraltro ignoto), riprodurre un'opera che tecnicamente nessuno all'epoca avrebbe potuto conoscere? Misteriosi indizi presenti sul paliotto, come due enigmatiche coppie di iniziali ricamate, permetterebbero di ricostruire una storia ricca di colpi di scena, che, se confermata, potrebbe svelare anche sconvolgenti verità sull'opera e sulle convinzioni di Leonardo Da Vinci. tumuli celtici Conclude la settimana (e l'intero ciclo de «I Misteri di Varese») il doppio appuntamento di giovedì 4 e venerdì 5 dicembre, con l'analisi di alcuni tra i siti archeologici più interessanti ed enigmatici del Varesotto. Si tratta dei cromlech di Golasecca, tumuli celtici circondati da pietre che, secondo recenti studi, celerebbero nelle proprie disposizioni e nelle proprie proporzioni inaspettati e sorprendenti legami con le stelle e i moti siderali. Secondo la disciplina dell'archeoastronomia, i cromlech golasecchiani terrebbero conto nella propria struttura di calcoli di complessità impressionante, tanto più se si considera l'epoca della loro realizzazione, avvenuta a partire dalla fine dell'VIII secolo avanti Cristo. Come potevano le popolazioni di quel periodo remoto possedere le conoscenze per creare opere simili? E, soprattutto, quale segreto legame con gli astri li spinse a realizzarle? La risposta, a tutt'oggi sconosciuta, è custodita, forse, dal silenzioso e indecifrabile moto delle costellazioni?