«Si emani finalmente una legge salutare, credo che lonore dellItalia, della storia e dellarte la richiedano urgentemente, e credo che si possa rispettare il diritto di proprietà anche col frenare un poco una cupidigia rapace ed unignoranza demolitrice», così scriveva larcheologo Gian Francesco Gamurrini nel 1868 sulle pagine della rivista Nuova Antologia. Il suo appello accorato, lanciato nei primi anni del Regno dItalia, venne ascoltato solo molto più tardi: è infatti del giugno del 1909 la legge n. 364 che costituisce il primo provvedimento organico di tutela dello Stato italiano. Per ricordare e celebrare il centenario di quellatto, che modificò in profondità il rapporto di un Paese con il suo patrimonio storico e artistico, è stato istituito un Comitato Nazionale al quale si deve - insieme alla Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Roma - la cura della mostra Rovine e rinascite dellarte in Italia allestita nel secondo ordine del Colosseo (sino al 15 febbraio 2009). Con la legge del 1909 venne introdotto in Italia il riconoscimento del prevalente interesse pubblico delle opere darte e di antichità. Da cui consegue, ad esempio, che la proprietà di un reperto archeologico spetta allo Stato e non al proprietario del terreno dove è avvenuto il ritrovamento anche se ad esso viene riconosciuto un risarcimento. Lesposizione, articolata in sei sezioni, ripercorre la storia della tutela in Italia, dai primi contraddittori esempi alla situazione odierna e lo fa soprattutto attraverso la presentazione di sessanta opere ritenute esemplari provenienti da diversi musei italiani ed europei: lArringatore, ad esempio, uno straordinario bronzo etrusco raffigurante un personaggio maschile rappresentato nel gesto dinvitare al silenzio prima di un discorso pubblico, testimonia il collezionismo della famiglia Medici e, in particolare, di Cosimo I granduca di Toscana. Una statua di ninfa, la cosiddetta Ballerina, accenna alla situazione nel Regno di Napoli: venne offerta dai proprietari a Johann Wolfgang Goethe che scelse - poi rammaricandosene - di non acquistarla per evitare i problemi legali connessi alla sua esportazione. Il prezioso pannello in opus sectile, proveniente dalla «Basilica di Giunio Basso», rappresenta una delle prime opere ad essere stata vincolata per effetto della legge del 1909; la splendida statua detta Hestia Giustiniani rinvia alla collezione Torlonia notificata nel 1948. Il leone in tufo vulcanico di Val Vidone (Tuscania), conservato nel Museo Archeologico Nazionale di Firenze e restaurato dopo lalluvione del 1966, suggerisce gli interventi di salvaguardia realizzati a seguito di calamità naturali; un cratere apulo a calice con scena dionisiaca, ricuperato di recente, testimonia infine lattività dei carabinieri del Comando per la tutela del patrimonio culturale.