Un nuovo appello di Italia nostra e Wwf che rievocano i fatti Le ferite al paesaggio italiano reclamano con urgenza quell'impegno di tutela dichiarato per legge e smentito nei fatti. Dell'assalto al Bel Paese hanno parlato, ieri pomeriggio, i relatori eccellenti del convegno «La tutela del paesaggio e dell'ambiente nella Provincia autonoma di Trento: il caso della Val di Genova», organizzato da Italia nostra e Wwf al Palazzo della Regione. Non solo un momento di confronto con il fitto pubblico che ha gremito la Sala Rosa, ma un vero e proprio appello a uno degli elementi fondanti della comune cittadinanza e dell'identità del paese. Sessant'anni fa l'articolo 9 della Costituzione stabiliva che la Repubblica «tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione». Lo ha ricordato il presidente nazionale di Italia nostra Giovanni Losavio, affrontando «Il paesaggio come valore primario. Contenuti e limiti dell'autonomia provinciale». «La nostra Carta costituzionale - ha esordito il magistrato, già presidente di sezione in Corte di cassazione - colloca il paesaggio tra quei selezionatissimi valori che definiscono il profilo essenziale della Repubblica e si impongono su qualsiasi altro interesse. Ma è facile constatare che nella prassi della tutela, quando i valori del paesaggio si confrontano con interessi forti assai spesso sono soccombenti.» Da questo contesto nacque, nel 1955, l'associazione Italia nostra, dalla quale in seguito hanno avuto origine il Wwf, Italia e il Fondo per l'ambiente italiano (Fai). Oggi l'impegno per la tutela del paesaggio e del patrimonio culturale si rinnova in un quadro sovente viziato dai conflitti in essere tra Stato, Comuni e Regioni. «La dimensione nazionale degli interessi paesaggistici impone che la responsabilità finale, tutte le volte che si prospettasse un conflitto di valutazioni, sia necessariamente dello Stato. Lo statuto della Provincia autonoma di Trento, tuttavia, non prevede alcun dispositivo che consenta l'intervento dello Stato nell'ipotesi di una gestione lesiva dell'interesse nazionale». A fronte di questa contraddizione si colloca una legislazione provinciale conforme a quella dettata dal Codice dei beni culturali e del paesaggio: «ll sistema formalmente tiene: è questione di applicarlo in modo corretto». La vicenda delle cave di tonalite della Val di Genova, in questa ottica, configura un grave conflitto tra l'interesse di impresa e quello della tutela. La straordinaria valle delle cascate da cinquant'anni è al centro di storiche battaglie, richiamate nel saluto inviato dal presidente onorario del Wwf Italia Fulco Pratesi, assente per motivi di salute. E stato Francesco Borzaga, presidente della sezione Trentino Alto Adige, a entrare nel dettaglio di un lungo impegno iniziato con la dura campagna stampa nazionale che fermò lo sfruttamento idroelettrico della Val di Genova e dell'alto Noce. Negli anni successivi gli sforzi si sono concentrati contro i tentativi di svuotare di contenuto il Parco naturale Adamello Brenta, istituito con legge provinciale 18 del 1988. «Per le tre cave della Val di Genova - per l'avvocato Gianluigi Ceruti, "padre" della legge nazionale sui parchi e sulle aree protette (n. 3941991) - parlano le date e i dati». L'articolo 30 della legge 18, vietando le attività estrattive, prevedeva la specifica di un limite temporale per una dismissione non traumatica delle cave in attività. Tra ritardi e inadempienze, la vicenda si è prolungata fino al 2007, quando la giunta provinciale, nonostante le denunce e i successi legali conseguiti dalle associazioni ambientaliste, ha approvato una variante del piano del Parco che concede altri 25 anni all'escavazione. Eppure le cave, in quanto lesive dell'integrità fisica del bene ambientale, configurano un uso distruttivo assolutamente incompatibile con la disciplina del Parco naturale. Lo ha affermato con forza il botanico e naturalista Franco Pedrotti, professore emerito all'Università di Camerino. Dal convegno, moderato dal giornalista Mauro Fattor, sono emerse anche alternative concrete allo stato delle cose. Per il geologo padovano Guido Rigatti, »la tonalite non è una pietra Doc ma una roccia di pregio mediobasso, ubiquitaria in tutta l'area del Parco e non solo». E' allora doveroso procedere ad una valutazione intelligente della possibilità di una diversa collocazione delle cave in aree meno a rischio. L'analisi degli usi storici della pietra, poi approfondita dal presidente della sezione trentina di Italia nostra, Paolo Mayr, ci parla di una tradizione estrattiva poco invasiva e di un impiego misto di materiali litici di varia tipologia simili nella resa architettonica ed estetica: una testimonianza e un monito contro quelle scelte che sembrano tradire il concetto di area protetta nel nome di una vera e propria filosofia dell'industria. L'ente pubblico 1 messo sotto accusa perché ha favorito le attività estrattive in un'area di pregio già , a, Francesco Borzaga del Wwf trentino Aree protette, Provincia e movimento ecologista. Ieri un confronto ha surriscaldato il clima «Le associazioni ambientaliste devono avere il coraggio di scendere dalla loro posizione aristocratica per tornare protagoniste del dibattito sulle aree naturali e protette». Così Claudio Ferrari, direttore del Parco Adamello Brenta, ha risposto alle accuse che alcuni ecologisti hanno mosso ieri, a un convegno, a Trento, sulle aree protette. Dopo le presentazioni tecniche il dibattito è scivolato sul tema politico del collegamento sciistico del passo Rolle: «Un atto di tracotanza della giunta provinciale che ha scavalcato le scelte di Piano e la volontà della gente», hanno detto alcuni abitanti del Primiero. La soluzione di Ettore Sartori: «Che la neonata Comunità di Valle del Primiero indica un referendum». Montagna violata Lo sfruttamento idroelettrico (bloccato dagli ambientalisti) e l'attività di cava nella bella vai di Genova rappresentano un capitolo esemplare sul quale si è concentrato il convegno di ieri organizzato a Trento da Wwf e Italia nostra, con Fai, Cipra, Legambiente e Mountain Wilderness.
La minaccia continua al paesaggio
Un convegno organizzato da Italia nostra e Wwf ha richiamato l'attenzione sulle ferite al paesaggio italiano, in particolare nella Val di Genova. La provincia autonoma di Trento ha approvato una variante del piano del Parco naturale Adamello Brenta che concede altri 25 anni all'escavazione delle cave della Val di Genova, considerate lesive dell'integrità fisica del bene ambientale. Le associazioni ambientaliste hanno denunciato l'inadempienza della giunta provinciale e hanno richiesto l'intervento dello Stato. Il presidente nazionale di Italia nostra, Giovanni Losavio, ha ricordato che la Costituzione stabilisce che la Repubblica tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione.
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