Che lo stato dell'arte in Italia sia in una condizione di depressione non è di certo una novità. Una cifra su tutte basta per indicare la malagestione del patrimonio artistico italiano che ha caratterizzato le ultime stagioni. Per trovare un museo italiano tra quelli più visitati al mondo bisogna scendere fino al ventunesimo posto: in questa non esaltante postazione si trova la Galleria degli Uffizi di Firenze. Nonostante questo, come nel caso della riforma universitaria, al primo accenno di cambiamento, di inversione di rotta, ecco che arriva puntuale la mobilitazione. Il ministro dei Beni culturali Sandro Bondi ha appena varcato un limes considerato insuperabile: ha nominato un supermanager come consigliere del ministero, con il progetto di dargli la direzione generale per la Valorizzazione dei musei, così come prevede la riforma. La scelta è caduta su Mario Resca, manager dal curriculum e dalle esperienze di tutto rispetto, che ha il però il torto di avere ricoperto una carica "maledetta": è stato il presidente di McDonald's Italia, la catena di fast food che non fa certo "companatico" con scavi archeologici e musei.. Non sono mancate, infatti, levate di scudi da parte della stampa estera (come il New York Times che titolava "I cheeseburger entrano nel dibattito sui musei italiani", o il britannico Telegraph che ha registrato le preoccupazioni per un'imminente "McDonaldizzazione della cultura italiana) e dagli addetti ai lavori italiani: storici dell'arte, architetti e archeologi hanno lanciato un appello sul sito dell'associazione "Bianchi Bandinelli" per contestare «l'istituzione della figura del supermanager con i poteri assoluti che gli vengono delegati nell'ambito della nuova direzione generale per i musei». Al centro della polemica, oltre il pedigree del neoconsigliere, anche alcune sue dichiarazioni che hanno allarmato i dirigenti storici degli impianti culturali: «Resti romani come Ercolano, Pompei e il Foro di Roma sarebbero una scenario spettacolare per il lancio di nuovi prodotti». All'insegna del pragmatismo da uomo di azienda anche l'idea che nel settore della cultura «il pubblico e il privato vadano strettamente insieme, perché promuovere la cultura italiana vuol dire promuovere le aziende italiane». La proposta di Resca, quindi, è quella di impiegare la cultura e la promozione dell'industria turistica come immagine di forza e traino anche per l'economia italiana: esigenza più che mai sentita in un momento come questo di forte recessione del Paese. C'è da sottolineare, inoltre, che l'uso disinvolto dei monumenti "incartati" dai cartelloni pubblicitari e soggetti a restauri non ha sollevato in passato così tanta indignazione da parte degli esperti dei beni culturali. Se una parte del mondo scientifico ha reagito sdegnata alla nomina dell'ex amministratore delegato di McDonald's, c'è anche chi come Vittorio Sgarbi - critico d'arte e sindaco di Salemi insieme alla sua "giunta pazza" - non guarda di cattivo occhio alla scelta del ministro Bondi: «Non mi pare ci sia alcuna ragione di stupore perché i modelli di direttori di musei con competenze specifiche non hanno poi prodotto i risultati sperati». Per l'ex assessore di Milano, quindi, «devi cercare qualcuno che fa funzionare quello che sta intorno ai musei: il ristorante, il bar, l'apertura serale, l'offerta delle serate, i gabinetti. Poi è chiaro che se uno deve fare una mostra non la farà Resca. Qui la sua inabilità a fare attività scientifica non creerà un conflitto tra quello che gli è chiesto, cioè di farli funzionare, e quella che è l'attività dei musei». Anche dal mondo di "chi i musei li fa funzionare" è arrivata una difesa alla nomina del super manager. Si tratta di Andrea De Marchi, responsabile della Galleria Doria Pamphilj di Roma, il più importante museo privato italiano. Secondo De Marchi, intervistato dal quotidiano il Riformista, a chi contesta la scelta di Bondi rimproverando il rischio di una mercificazione del bene culturale, risponde che «il patrimonio artistico è già da tempo ridotto in polpette». Lo studioso, infatti, spiega come, eccezion fatta per le mostre dove il guadagno è concentrato soprattutto nelle mani di soggetti privati, «la vigilanza, la catalogazione e i restauri si stanno progressivamente riducendo». La situazione, senza supermanager, non è delle migliori. E diventa lecito allora il sospetto che le barricate contro Resca facciano parte della solita strategia messa in atto da categorie decise a difendere privilegi a volte ingiustificati. Alla domanda, allora, sul perché di una reazione così vivace da parte degli addetti ai lavori, De Marchi nota che «è ovvio che una parte delle geremiadi contro il nuovo supermanager vengano dalla paura di veder ridotti i propri poteri, paura di parte di alti burocrati, che tendono a costituire una sorta di parastasto piagnone, pasciuto e deresponsabilizzato». Quello che denuncia De Marchi, insomma, è né più né meno che una difesa corporativa di un mondo che non riesce (o non vuole) che il quadro della gestione dell'arte muti e, continua De Marchi, «Resca potrebbe interrompere il potere di certe baronie su cui nessuno mette bocca, nemmeno i cronisti della "casta"». Ingiustificate, poi, le critiche rivolte da Francesco Rutelli a Resca: «Proprio lui tante volte ha spinto per l'invio di opere a mostre, col fine di promuovere l'industria enogastronomica e simili». Non proprio il pulpito più adatto, quindi, per censurare la scelta del ministro Bondi. Giorgio Muratore invece, architetto e docente di Storia dell'arte e dell'Architettura contemporanea, ha qualche dubbio: «L'idea che Resca provenga dal mondo di una multinazionale non mi fa impazzire». Allo stesso tempo, però, «l'idea del ministro di svecchiare il mondo delle formule sulla gestione dell'arte mi trova perfettamente d'accordo», mentre «che lo si debba fare con gli strumenti delle multinazionali un po' meno». Sulla situazione attuale della gestione dei beni culturali il giudizio di Muratore è sconsolato: «Se non fosse per qualche funzionario di grande spirito che cerca di salvare il salvabile e a coprire anche le stupidaggini di molti presunti dirigenti la situazione sarebbe anche peggiore». Un esempio? «Basta pensare a Roma e allo scempio dell'ascensore sul Vittoriano, installato con la benedizione della sovrintendenza e del ministero». L'idea del privato non convince più di tanto Muratore ma «se la gestione di così importanti impianti deve essere all'insegna di queste follie, vediamo che cosa saprà fare di meglio il manager». Dunque un giudizio sospeso in attesa di vedere alla prova l'ardito connubio tra managerialità e gestione del patrimonio artistico. «Ma - conclude senza rincorrere alla mitologia del privato: starà sempre ai funzionari il compito di cercare di mantenere un certo equilibrio e di tenere a cuore le esigenze dell'arte». Rutelli non si fida dell'ex amministratore di McDonald's Italia ma anche lui ha spesso fatto pressioni per inviare opere d'arte alfine di promuovere l'impresa
Un super manager potrebbe fare bene ai musei italiani
Il ministro dei Beni culturali Sandro Bondi ha nominato Mario Resca, ex amministratore delegato di McDonald's Italia, come consigliere del ministero per la Valorizzazione dei musei. La scelta ha suscitato una forte reazione da parte degli addetti ai lavori, storici dell'arte, architetti e archeologi, che hanno lanciato un appello per contestare l'istituzione della figura del supermanager con poteri assoluti. Al centro della polemica sono le dichiarazioni di Resca, che ha espresso l'idea di utilizzare la cultura e la promozione dell'industria turistica come immagine di forza e traino per l'economia italiana.
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