Al vertice "Noi, un modello per le altre città" Lassociazione riunisce trenta aziende che in modo anonimo stanziano fondi «La Consulta, che ha investito oltre 20 milioni in 20 anni, rappresenta un esempio unico in Italia. Le trenta imprese rinunciano infatti a comparire con il proprio nome e nulla vieta che investano altri soldi in cultura per conto loro. Nessuna altra città è riuscita finora a realizzare nel nostro Paese qualcosa di simile». Lodovico Passerin dEntreves, presidente dellassociazione che raggruppa marchi come Fiat e Ferrero, Ersel e Lavazza, Pininfarina e Giugiaro, Reale Mutua e Skf, oltre alle due fondazioni bancarie, Compagnia di San Paolo e Crt, difende loperato dei soci coinvolti in unavventura partita un po per scommessa nel 1987, che ha portato a interventi di rilievo in città, dal recupero delle aule del Parlamento subalpino e italiano in Palazzo Carignano a quello delle facciate di San Carlo, Santa Cristina e dellArchivio di Stato, fino ai recenti contributi per Palazzo reale e Villa della regina. E non ci sta alle critiche emerse dalle parole dellassessore Fiorenzo Alfieri durante il workshop organizzato dal Comitato Rota. Alfieri ha lamentato la scarsità di presenza delle aziende in questa fase in campo culturale, anche in vista delle celebrazioni del 2011, per le quali addirittura si sarebbe verificata una recente caduta dinteresse. E il fatto che i contributi, fatta eccezione ovviamente per quelli delle fondazioni bancarie, non siano troppo elevati. «Le imprese socie di Consulta versano ogni anno tutte la stessa cifra, che corrisponde a 27mila euro. Moltiplicando per 30, non è poi poca cosa» continua Passerin dEntreves. E guai a dire che Fiat non è troppo presente sulla scena culturale cittadina, eppure si sa per esempio che, a parte la collezione di auto ceduta in comodato gratuito per trentanni, nessun contributo arriverà per il nuovo Museo dellAutomobile, il Mat che sarà inaugurato nel 2010. In quanto agli altri marchi di rilievo, le presenze non sono al momento particolarmente rilevanti, anche se lingresso di Ferrero come sponsor del Torino Film Festival fa ben sperare, almeno da parte dellazienda di Alba. «Bisogna anche considerare il periodo difficile - sono ancora parole del presidente della Consulta -. Se le imprese hanno problemi di bilancio è ovvio che debbano tagliare, ci sono purtroppo altre priorità. Una soluzione potrebbe però venire dalle agevolazioni fiscali per chi investe in campo culturale, è quella la strada da seguire». Proprio in questa direzione, Consulta ha organizzato il 18 novembre allUnione industriale un workshop su «Fiscalità, beni culturali e imprese», in occasione della VII Settimana della cultura dimpresa di Confindustria. «Cè da parte nostra la volontà di andare avanti a lavorare su questi temi, per facilitare da una parte il flusso verso i beni culturali delle imprese, dallaltra lavvio di una considerazione fiscale favorevole nei confronti di queste».