Per un momento si è temuto il peggio: gli Scip-bond correvano il rischio di diventare un nuovo caso spinoso per le banche e gli investitori istituzionali che li hanno sottoscritti. Alla fine, tuttavia, una soluzione è stata trovata anche se al prezzo di complicare la già complicatissima ragnatela delle «cartolarizzazioni». La ricostruzione dei fatti è giunta dall'economista Giuseppe Pisauro, che ieri l'ha pubblicata sulla «Voce.info». Oggetto del caso è la Scip: si tratta della società del Tesoro che ha avuto il compito di cartolarizzare gli immobili dello Stato. Come è noto la Scip ha comprato dallo Stato immobili per 7,7 miliardi di euro, al prezzo «scontato» di 6,6 miliardi (cioè l'85 per cento del costo di mercato) e ha fornito i soldi sull'unghia al Tesoro. Dove ha trovato i soldi la Scip? Ha emesso un prestito obbligazionario, sottoscritto da istituzioni finanziarie, con l' obiettivo di rimborsarlo con gli interessi man mano che riusciva a vendere gli immobili in questione. Dov'è il problema? Sta nel fatto che negli ultimi due mesi la Scip ha corso il rischio di non poter rimborsare la prima tranche dell'emissione obbligazionaria, «Scip 2», prevista per il 26 aprile prossimo e che ammonta ad un valore di 1,9 miliardi dieuro, considerando capitale e cedole. Perché? Perché i risultati delle vendite degli immobili del 2003 sono stati largamente inferiori alle previsioni a causa della complessità del processo di vendita che coinvolge oltre agli inquilini, notai, pratiche di mutuo ecc. Così è stato incassato solo il 30 di quanto previsto, pari a 693 milioni di euro, non sufficienti al rimborso. Un rischio sul quale la «Voce» rassicura: «Il mancato rimborso dei titoli in scadenza non sarebbe tecnicamente un default». Infatti lo statuto degli Scip-bond prevede che, in caso di mancato rimborso, si possa rinviare la restituzione di due anni. Questa soluzione avrebbe avuto effetti piuttosto negativi: la moratoria sul rimborso non sarebbe certamente piaciuta alle varie società di rating internazionali che fino ad oggi hanno assegnato alla «Scip 2» il massimo del rating. Il rischio è stato scongiurato, ma la soluzione trovata al Tesoro fa discutere. Infatti il Tesoro, per rifornire di soldi la Scip, ha disposto che un'altra sua spa, la Fintecna, controllata al 100 per cento, si presentasse alle aste degli immobili invenduti dell'operazione «Scip 2» comprandoli e dunque fornendo ossigeno alla società. Ma anche in questo modo il denaro non è stato sufficiente al rimborso. Così si è ricorsi ad un prestito bancario a favore della società Scip che dovrebbe fornire i circa 800 milioni di euro necessari al rimborso dei bond (proprio ieri l'stituto tedesco Depfa e Banca Opi del gruppo San Paolo Imi hanno annunciato che organizzeranno la linea di credito). Motivo? La Finanziaria 2004 ha riconosciuto agli acquirenti degli immobili uno sconto sul prezzo del 30. Di conseguenza si è ridotto il prezzo degli immobili e anche la Scip dovrà essere in parte rimborsata. Per ora con il prestito-ponte. La vicenda, assai complicata, ha corso il rischio di intrecciarsi con la polemica Tesoro-Bankitalia sulla riclassificazione del debito. Una nota di Via Venti Settembre ieri ha sottolineato invece che la operazione «non ha alcuna relazione 'con l'andamento delle dismissioni immobiliari del programma Scip 2, che prosegue lineare».