Tre anni fa, appena arrivata a Milano da Perugia, l'allora neo soprintendente di Brera Caterina Bon faticò a trovare il suo ufficio, tanto caotico e disordinato è l'antico condominio, dove la Soprintendenza coabita (sgomitando) con l'Accademia, la Pinacoteca con la Biblioteca Braidense, l'Istituto Lombardo di Scienze e Lettere con l'Orto botanico. Un labirinto, dove orientarsi è difficile anche per chi ci studia e lavora, figurarsi per i visitatori. Fu allora che la Bon propose agli altri inquilini del palazzo di adottare un nuovo «sistema di identificazione visiva», un progetto di «immagine coordinata» capace di rendere specialmente la Pinacoteca «più vicina, più accessibile, più fruibile» al pubblico. Che, va detto, nonostante i capolavori esposti nel museo, uno dei più ricchi d'Europa, e anche a causa di cronici difetti di comunicazione, è sempre piuttosto scarso: circa 200 mila visitatori l'anno, un terzo dei quali studenti. La Bon è partita per Roma, al suo posto è arrivata Maria Teresa Fìorìo. che ha condiviso il progetto e ha chiesto al ministero un finanziamento speciale per bandire una gara internazionale tra studi grafici. I soldi sono arrivati (77 mila euro), la gara è partita, e finalmente nei giorni scorsi è stato scelto, tra venti concorrenti, il nuovo logo. «In Brera» è lo slogan, non originalissimo, come anche la soluzione grafica, un mix di caratteri "bastoni" e "aggraziati" che comunica una sensazione di déjà vu. Per inventarla si è dato da fare un trust di cervelli, composto da ben tre studi grafici associati: lo svizzero Coande Communication and Design (di Zurigo) e i milanesi Da Centro per il disegno ambientale e Studio Priori Co. I venti progetti finalisti (al secondo posto si è piazzato Bob Noorda, al terzo Hangar Design Group) saranno in mostra dal 9 al 28 marzo alla Triennale, esposti al giudizio del pubblico e degli esperti. Qualcuno fin d'ora riflette sul fatto che forse, affidandosi all'immaginazione degli studenti dell'Accademia, si sarebbe potuto risparmiare una bella cifra e magari trovare una soluzione più fantasiosa.