Al via oggi a Bologna «Arte Fiera». Con quotazioni molto spesso a sorpresa. IL caso di Boetti: il valore delle sue opere si è decuplicato in pochi anni. Sale il valore dei Manzù (100 mila euro per una piccola scultura) dei futuristi, di Fontana. L'arte corre in aiuto agli investitori più accorti. In questi ultimi tre anni di grande crisi della Borsa, accanto agli investimenti immobiliari spicca la solidità del bene-rifugio costituito dalle opere d'arte moderna e contemporanea. E questo il messaggio lanciato da «Arte Fiera» di Bologna, la più importante mostra-mercato in Italia, che si è inaugurata ieri per poi aprirsi al pubblico da oggi a lunedì prossimo. Cifre alla mano ecco un esempio concreto: chi avesse acquistato una decina di anni fa una «Superficie estroflessa» di Enrico Castellani pagando 25 milioni di vecchie lire, in linea col mercato di allora, oggi la potrebbe rivendere a 50 mila euro, contando su un guadagno netto pari al 316. Altro che Borsa o Bot! E Castellani, -Mario Schifano ed Alighiero Boetti sono gli artisti italiani che più si sono rivalutati nell'ultimo triennio. Il caso di Boetti è addirittura eclatante, poiché il valore delle sue opere si è perlomeno decuplicato nel giro di pochi anni. Non è tutto oro quel che luccica, però. Tutti gli operatori del settore sono concordi nel dire che col tempo rendono solo le opere di alta qualità e mai quelle mediocri. La scelta deve essere meditata. E poi, in ogni caso, l'appassionato dovrebbe comprare quel che gli piace veramente: almeno, in caso di futuro flop economico dell'artista acquistato, si ritroverà a casa un'opera di suo gusto. «Arte Fiera» di Bologna fornirà veramente il polso del mercato e, come sua consuetudine, da anche ampio spazio ad una pregevole proposta culturale. Lungo una superficie espositiva di 25.000 metri quadrati sono disseminate 220 gallerie internazionali, tali da rappresentare tutte le tecniche artistiche, da quelle tradizionali alle nuove tecnologie. I capolavori della prima metà del Ventesimo secolo trovano spazio nel padiglione 33, mentre le hall 31, 32 e 34 documentano l'arte contemporanea internazionale. A partire da quest' anno «Arte Fiera» stabilisce un dialogo con una grande metropoli europea e con le sue gallerie: si parte con l'imponente e frenetico laboratorio culturale di Berlino, nella mostra «Production Unit». Si favorirà inoltre l'incontro concreto fra imprese ed arte contemporanea attraverso tavole rotonde, convegni e il premio ad un artista under trenta. Abbiamo chiesto al Presidente dell'Associazione Nazionale Gallerie d'Arte Moderna e Contemporanea , Massimo Di Carlo, una previsione su «Arte Fiera» ed alcuni consigli per gli investitori . «Gli ultimi mesi del 2002 - ci ha risposto Di Carlo - sono stati difficili per tutti, anche se nel settore del mercato dell'arte la flessione è stata minore. Anzi, nei casi migliori, l'arte contemporanea è andata controtendenza. Le difficoltà sono comunque servite per fare pulizia nel mercato: ora ci sono in giro opere di qualità ed è migliorato anche il livello degli operatori. Se devo fare una previsione direi che tutti ci attendiamo una ripresa ancora più forte, almeno per il mercato dell' arte, che rimane sempre un porto sicuro». A proposito di artisti italiani ancora non valutati come meriterebbero e su cui converrebbe puntare, Di Carlo ci fa alcuni nomi: «Un grande artista come Alberto Burri, se paragonato al contesto internazionale e soprattutto americano , è ancora sottovalutato. Perché Rauschenberg deve valere così tanto e Burri, a cui si è ispirato lo stesso artista americano, molto di meno? Il "Grande Legno M" (1958) di Burri è stato recentemente aggiudicato da Christie's alla buona cifra di 349.000 euro ma il grande artista italiano merita molto di più. Poi converrebbe puntare su artisti divenuti noti negli anni Cinquanta ma ancora non molto gratificati dal mercato: Afro, Emilie Vedova, Fausto Melotti, Ennio Merlotti, solo per citare alcuni nomi. E che dire delle quotazioni quasi ridicole che non rendono giustizia ad un artista raffinato e sensibile come Giulio Turcato?». «Arte Fiera» di Bologna ha sempre avuto il merito di concedere ampio spazio alla scultura ed ora gli interessi di molti investitori stanno andando proprio su questa direzione. Del resto, lungo il Ventesimo secolo, la scultura italiana ha mantenuto il proprio primato internazionale dal punto di vista della qualità creativa. Si prevede una crescita per Giacomo Manzù (un Cardinale di piccole dimensioni può attualmente essere acquistato a partire da 80-100.000 euro), per Giuliano Vangi (si parte dai 30.000 euro) e Gio' Pomodoro, recentemente scomparso. Non vanno sottovalutati i quadri di Sebastian Matta, il geniale artista vicino ai surrealisti, anche lui da poco scomparso e le cui opere si possono acquistare a partire dai 30.000 euro. Sono ampiamente rappresentati in fiera, con opere di grande qualità, anche i cosiddetti «titoli guida» del mercato dell1 arte italiano, che sicuramente, col tempo, saliranno ancora: da Giorgio de Chirico ai futuristi (con investimenti anche vicini al milione di euro), da Giorgio Morandi (un suo dipinto costa perlomeno, secondo la data e la qualità, 250.000 euro ma può arrivare anche a 450.000) a Lucio Fontana (dai 200.000 agli 800.000 euro), fino a Piero Manzoni (si parte da 150.000 euro). E poi ci sono le giovani promesse, con prezzi che partono da 3-4 mila euro. Ci vogliono un buon occhio e tanto intuito ma le soddisfazioni potrebbero essere tante. Sopra, «Che-vaux au bord de la mer» di de Chirico; qui accanto un'opera di Balla; a destra «Cardinale» di Manzù: In marmo, è alto 98 cm. Luca di Montezemolo, numero uno della Ferrari, è un collezionista d'arte e presidente di «Arte Fiera». «L'arte di qualità non risente della crisi - dice Piuttosto c'è un ritorno a prezzi realistici. Sono rientrate valutazioni eccessivamente gonfiate. E molti artisti Italiani hanno trovato spazio all'estero».