Ultimi giorni con suspense per la Biennale di Venezia in attesa della riunione del nuovo consiglio di amministrazione «diretto» domani dal presidente Croff. Molte questioni da risolvere il nuovo Palazzo del cinema chi lo paga dopo la stretta finanziaria per i Comuni? e direttori da ratificare, ma quello che tutti aspettano è il nome del nuovo curatore della Mostra del cinema. Dice Moritz de Hadeln, che ha diretto le ultime due brillanti edizioni, in attesa di riconferma o siluramento: «Ho avuto finora un incontro molto amabile e cortese col nuovo presidente Croff, che reputo estraneo a ogni sgambetto nei miei confronti. Ma il gioco è proprio quello di farmi sembrare fuori gioco». Sono stati anni cruciali. Dopo il «licenziamento» di Barbera, ora le sue quotazioni sarebbero in ribasso, soprattutto per la costante, mai spiegata avversione del ministro Urbani... «Non è detta l'ultima parola. In data 23 gennaio il sindaco di Venezia Paolo Costa mi ha dato la sua fiducia e del resto io sto lavorando per la Biennale anche se non posso prendere decisioni definitive senza sapere quali e quanti concorsi ci saranno, quale retrospettiva avremo: si può avere però un quadro dei film disponibili». Si continuano a sussurrare tra gli addetti ai lavori i nomi di Giancarlo Giannini e Marco Muller, un popolare attore e un produttore abile e cinefilo, anche insieme: gli altri sono exploit della fantasia. Ma si dice anche che lei, terminando il 7 aprile il mandato di consulenza trimestrale firmato dall'ex presidente Bernabé, avrebbe ricevuto nei giorni scorsi una strana bozza di contratto, quasi una buonuscita con dei «se e dei ma»... «Mi è arrivato un documento da qualche ufficio legale della Biennale, non da Croff, in cui mi offrono 20.000 euro in cambio di una rigorosa riservatezza. Non posso divulgare notizie, informazioni, dati». Su cosa? «Sulle due mostre del 2002 e 2003. Non posso rilasciare interviste né in Italia né all'estero fino al 30 settembre, pena un versamento di 20.000 euro o anche di più». Silenzio postumo che riguarda rapporti con governo e ministri? «Evidentemente, ma io non ho mai mancato agli obblighi di riservatezza». Il ministro con lei non parla? «Non ha mai svelato né a me né ad altri perché non mi vuole». Lei non ha comunque sottoscritto la misteriosa richiesta. «No, la mia dignità non è in vendita. Ma voglio dire che certo Croff non c'entra». Accetterebbe una direzione ex aequo con Giannini? «Non dico di no. Certo è una soluzione macchinosa, non credo Croff la desideri». Un attore può dirigere la Mostra? «Perché no? Basta abbia un'esperienza adeguata. Fare il direttore non è solo stendere i tappeti». Perché la vogliono fuori? «Chissà. Non mi reputo né pericoloso né velenoso, sono stato leale e per di più non mi sono offerto, sono stato chiamato». Si dice di Urbani, il deputato Ds Martella ha fatto un'interrogazione. «L'ho visto e sentito poco, forse è stato un suo problema emozionale, emotivo. Certo è libero di cambiare cavallo, non sono certo l'unico, ma non mi piace il giro della partita». Si farà ancora in tempo per la Mostra del 2004? «È tardissimo, anche per le riforme strutturali. Quando presi la Mostra in eredità il 23 marzo 2002 riuscii perché io avevo tutti i contatti da Berlino, ma non ho lavorato in condizioni facili». Che idea si è fatto della Mostra in due anni? All'italiana? «Si continua a parlare del toto-nomine mettendo tra parentesi i problemi strutturali, il lifting architettonico, organizzativo». In questi mesi che ha fatto? «Ho lavorato per esempio a una rete interna unica che coordini e unifichi chi si occupa del cinema». Il pericolo? «Venezia perde prestigio». E per lei personalmente? «Io attendo comunicazioni, per ora non ho cercato altri lavori».