Leggo con interesse uno dei pochi contributi di personalità pubbliche che si siano espresse in modo discorsivo e propositivo sul problema del centro storico di Napoli. Personalità, quella di Isaia Sales, cui dobbiamo, come egli riferisce, almeno liniziativa di destinare al suddetto oggetto un importo significativo, ancorché insufficiente, delle risorse regionali. E ciò va detto pur nella consapevolezza che non sono le risorse locali a dovervi essere destinate, secondo la convenzione Unesco, ma quelle dello Stato, che si è manifestato per ora solo nei confronti della chiesa di SantAgostino alla Zecca, con una promessa del ministro Bondi. Ora, Sales commenta in un lungo articolo (Corriere del mezzogiorno, 25 novembre) la discussione attuale sul tema, svolgendo una sintesi delle osservazioni sul degrado dellarea e illustrando il suo punto di vista sulle prospettive possibili per la sua riqualificazione. E se si può consentire con una parte della sua analisi, relativamente al degrado, non altrettanto avviene per le cause, che Sales vede nella presenza dominante di una plebe a basso reddito, e (quasi perciò, sembra) dedita ad attività criminali. Intendiamoci, non è chi non veda la realtà della vita nel centro storico, ma quando Sales osserva, giustamente, che gran parte del patrimonio immobiliare dellarea è proprietà di grandi enti locali, quali Comune, Diocesi, Università, istituti bancari, viene un dubbio.