Il soprano ricorda: "Cantai nel cratere dopo lincendio, la cosa più penosa della mia carriera" Provo nostalgia per lacustica proverbiale e le grandi produzioni Con Pinto è stato uno spazio realmente allavanguardia Sempre polemiche e tempi lunghi In questo Paese siamo sempre in lotta come fra Capuleti e Montecchi «A che punto sono i lavori?». Da Modena, dovè di casa, il soprano Raina Kabaiwanska, avida di notizie sulla sorte del Petruzzelli, precede le domande. Signora Kabaiwanska, il teatro è finito. «Finalmente. E come lhanno ricostruito?». Dovera e comera, per quanto possibile. «Unoperazione la Fenice, insomma. Meno male. Era pure ora». Lattesa è costata diciassette anni. «Non vorrei essere troppo critica, ma Barcellona ci ha messo un anno e mezzo per riavere il suo teatro, distrutto proprio come il Petruzzelli da un incendio. Credo che questo esempio parli da sé». La natura privata della proprietà del politeama non ha aiutato, visti i tempi per trovare un accordo definitivo. Poi cè stato lesproprio e, in primavera, una sentenza della Corte costituzionale che ha rimesso tutto in gioco, restituendo di fatto il teatro alla famiglia Messeni Nemagna. «No, questo è veramente assurdo. Certo se lo dicono i giudici avranno le loro buone ragioni ma da profana, da artista prima di tutto, non trovo che sia logico che un teatro così grande e importante non sia un bene di proprietà pubblica. Un nido di passioni e interessi, soprattutto: era questa, purtroppo, laltra faccia del Petruzzelli». Fatto sta che il braccio di ferro fra ministero e Comune ha fatto rimandare la festa dellinaugurazione del 6 dicembre. Il ministro Bondi dice che se ne parlerà in primavera. «Che peccato. Questa notizia mi provoca un dolore vero. Sempre polemiche e ancora attesa, ancora tempi lenti e lunghi. In questo Paese siamo sempre fra Capuleti e Montecchi, quando invece potremmo vivere solo darte e cultura. Mi dispiace che persistano beghe, che continuino le lotte. Speriamo bene, sto incrociando le dita: in bocca al lupo alla città». Ma Raina Kabaiwanska non ha voglia di scoprire il Petruzzelli risorto? «Si capisce, e con la massima emozione pure. Rivederlo sarebbe una gioia profonda, perché la riapertura di un teatro porta con sé lo stesso miracolo della nascita». Lultima volta che cè entrata dentro? «Fu subito dopo lincendio. Minvitarono a cantare per la televisione fra le rovine del politeama. Non so trovare le parole per raccontare quanto fu doloroso, ma posso dire che ho provato questo strazio solo quando ho cantato ai funerali di Luciano Pavarotti». Come apprese la notizia dellincendio? «Fui avvertita in tempo reale e fu come la morte di una persona cara. Mi sentii raggelata quella notte. Perché quando muore un teatro sparisce un passato, scompaiono gli echi che vi erano rimasti dentro e svaniscono anche le storie mai dette custodite sulle poltrone o sugli affreschi». Cosera stato per lei il Petruzzelli? «Un palcoscenico di una raffinatezza unica, che scoprii tardi per la verità. Ho cominciato a cantare a Bari quando cera Ferdinando Pinto: fu lui, ma non dico niente di nuovo, a chiamare tutti i grandi nomi al Petruzzelli. Al Politeama ho cantato Tosca, la Butterfly. Che nostalgia». Cosa lè mancato di quel teatro? «Tutto. Non solo lacustica proverbiale, ma quelle grandi produzioni e poi le dimensioni davvero "mostruose" del Petruzzelli. In quegli anni è stato uno spazio realmente allavanguardia. Dentro quel luogo, che sembrava riportarmi con limmaginazione allera di Gabriele DAnnunzio, si respirava una modernità unica».