Settis, presidente del consiglio superiore dei beni culturali, aspetta la documentazione Sgarbi: "Marconi è sensibile ma forse ha un delirio purista" Glissa lassessore Oliva. Leo: le scelte di Chiezzi sono quelle della giunta regionale? Il professor Salvatore Settis, presidente del Consiglio superiore dei beni culturali, si esprimerà nei prossimi giorni. Lo farà dopo avere ricevuto ed esaminato la documentazione sul progetto del nuovo Museo Egizio inviatogli da Pino Chiezzi, il membro del consiglio di amministrazione della Fondazione che si oppone alla prevista demolizione delle due rampe di scale, al piano terra, realizzate a fine Ottocento dallingegner Alessandro Mazzucchetti e che sono, per ora, le vie daccesso al suo scalone monumentale. Settis, in ogni caso, ieri ha fatto sapere a Chiezzi di essere intenzionato a occuparsi della querelle torinese. Intanto sulla polemica si esprime Vittorio Sgarbi, già sottosegretario ai Beni culturali con il ministro Giuliano Urbani. E non è tenero con chi rappresenta la Soprintendenza a Torino. Il critico, che ieri era in Piemonte, del resto conosce bene lEgizio, così come i manufatti di Mazzucchetti che dovrebbero sparire. Pertanto afferma: «Innanzitutto va detto che in quste settimane la Soprintendenza di Torino ha legittimato labbattimento ad Alba di un edificio ottocentesco, situato dietro il Duomo. E mi sembra che continui con questa permissività. Non ho visto il progetto del Museo Egizio, è vero, però sostengo che le risistemazioni di un palazzo o di un museo devono fare rispettare le caratteristiche delle parti storiche, comprese le aggiunte fatte in epoche successive alla costruzione delledificio in questione». Il professor Marconi, aggiunge Sgarbi, «in genere è molto sensibile a queste cose, ma forse qui, nel caso dellEgizio, è stato preso da un delirio purista che lo porta a voler eliminare quelle rampe dellOttocento. Certo, magari si possono anche sacrificare: tuttavia i nuovi progetti devono guardare al futuro salvaguardando il passato. Forse, a questo punto, sarebbe bene che il presidente della Fondazione dellEgizio, Alain Elkann, anche in qualità di consulente del ministro dei Beni culturali, entrasse nel merito di questa vicenda». Cè chi interviene e chi, al contrario, in queste ore preferisce tacere. É il caso di Gianni Oliva, assessore alla Cultura di quella Regione Piemonte che, nella Fondazione Museo delle Antichità egizie, è rappresentata proprio dal dissidente Chiezzi. «No comment, ci vuole cautela», glissa Oliva. Evitando, in questo modo, di replicare a Giampiero Leo, consigliere tregionale di Forza Italia e componente, per conto del ministro dei Beni culturali Sandro Bondi, del cda dellEgizio. In uninterrogazione urgente alla presidente Bresso, Leo chiede di sapere se le posizioni manifestate da Chiezzi «siano condivise dalla Giunta oppure sui debbano ritenere personali, non rappresentative della Regione stessa». A fianco di Chiezzi è larchitetto Raffaele Radicioni, uno dei fondatori, nel 1960, del Collettivo di Architettura: «Le due rampe che vorrebbero demolire sono una parte integrante dello scalone di Mazzucchetti, e vanno pertanto tutelate così come sono. Sono i piedi di quellopera, è inconcepibile volerli tagliare».